Un trentennio agrodolce, dal 1987 poche gioie per i napoletani

10 maggio 1987. Napoli scoppia in una grandissima festa. E’ scudetto. La città era completamente deserta, tutta Napoli si era spostata al San Paolo per portare in trionfo i propri beniamini, uno su tutti Diego Armando Maradona.

Una vittoria storica, quella del Napoli targata Corrado Ferlaino, un medio imprenditore capace di competere contro le grandi famiglie del calcio come gli Agnelli, Moratti e il primo Berlusconi, da pochi anni presidente del Milan. Per questo motivo quel lontano 10 maggio è una vera e propria impresa, ma dietro a questa impresa sportiva ci sono i motivi per cui il Napoli dagli inizi degli anni 90 non ha più vinto lo scudetto.

Uno dei fattori, e forse il più rilevante, che hanno portato il Napoli al fallimento societario, è quello economico. Ferlaino per sedersi al tavolo dei grandi e competere con i grandi imprenditori di allora fu costretto ad aumentare il capitale del Napoli. L’unico problema: la società Napoli di quegli anni non era sufficientemente autonoma economicamente. Dunque aveva bisogno di capitale esterni, provenienti dall’azienda del presidente Ferlaino. Fin qui nessuna azione fuori dal normale, molti presidenti di oggi attuano questa strategia. Solo che anche l’azienda privata di Ferlaino non era autosufficiente e i capitali trasferiti nelle casse del napoli provenivano dalle banche.

Con il passare degli anni, il debito con le banche era aumentato sempre di più, e la situazione fu insostenibile per Ferlaino, il quale dovette andare incontro anche al dramma del doping che colpì Maradona. E squalificato il campione argentino, dalla sua cessione la società non poté ricavarci nulla.
Dunque problemi economici di grande rilievo, addolciti dagli scudetti del 1987 e del 1990(più la supercoppa italiana) e la coppa UEFA del 1989. Ma per le gravose perdite economiche di quegli anni, Ferlaino dopo lo scudetto del ’90, ad una domanda di un giornalista risponde con freddezza: ” Se sono felice di questo scudetto? Certo, ma penso ancora a quelli non vinti in questi anni.” Ed è assolutamente vero. Sia per la squadra fenomenale sia per appunto le perdite di capitali, quella squadra storica avrebbe potuto vincere 5 scudetti di fila e fare la voce grossa anche in Coppa Campioni.

E cosi, arrivati ai primi anni del 2000, quei famosi debiti con le banche il Napoli non è mai riuscito a saldare e poco dopo arriva il fallimento societario (Dopo Ferlaino altri imprenditori hanno cercato di risollevare le sorti del Napoli, senza riuscirci). Ed è qui che entra in gioco De Laurentiis e il solito paragone con il Napoli attuale e quello scudettato.  L’attuale presidente partenopeo non è ancora riuscito a portare lo scudetto a Napoli, ma in 12 anni di presidenza i conti del Napoli non sono mai stati in rosso. Una grandissima gestione societaria accompagnata da buoni risultati sportivi.

Ora la domanda sorge spontanea: Meglio vincere due scudetti e poi fallire, oppure progettare il successo senza aver alcun problema economico?. Dal punto di vista imprenditoriale, la seconda ipotesi è quella giusta, ma dal punto di vista di un tifoso napoletano, la vittoria viene prima di tutto, anche magari andando incontro ad indebitamenti societari.
La speranza resta comunque una: rivivere quelle emozioni, vincere uno scudetto e festeggiare giorni interi. Perché si sa, il calcio a Napoli è da sempre la soluzione a tutti i problemi che colpiscono la città.