Sensi, Moratti, Berlusconi e forse Della Valle: finisce un’altra epoca per il calcio italiano?

La notizia della volontà di cedere la Fiorentina da parte dei fratelli Diego e Andrea Della Valle ha squarciato in due la piazza di Firenze. Gli striscioni di contestazione nei confronti della società, non sono stati graditi dalla proprietà viola che, mediante una nota apparsa sul sito web, ha di fatto comunicato l’intenzione del patron di Hogan e Tod’s di farsi da parte.
Sarebbe l’ennesimo addio di una proprietà italiana importante a lasciare il calcio, come ultimamente successo con Roma, Inter e Milan, che hanno ceduto le loro società nelle mani di magnati stranieri.
In principio fu la Roma. Il patron Franco Sensi acquistò nel lontano 1993, le quote azionarie di Pietro Mezzaroma, dando vita ad un ciclo ricco di trofei come lo storico scudetto nella stagione 2000/2001 e pullulato dall’arrivo di campioni importanti, quali Emerson, Aldair, Cafu, Zago, Batistuta, Samuel, Candela, trascinati dallo storico capitano, romano e romanista, Francesco Totti. Alla morte di Franco Sensi, gli succede sua figlia Rossella, costretta a cedere la società a causa dei debiti con l’Unicredit ed acquistata, poi, dalla cordata statunitense capitanata da Thomas DiBenedetto.
Il sogno di Massimo Moratti è quello di vincere la Champions League con l’Inter, come fatto per ben due volte dal padre Angelo negli anni 60′. Divenuto proprietario della squadra nerazzurra nel 1995, compie sforzi economici sul mercato, che non ripagano a pieno il dirigente della Saras. Il primo acquisto è Javier Zanetti, un terzino argentino di ottime speranze, proveniente dal Banfield, destinato a diventare capitano e uomo bandiera del club con 854 presenze in maglia nerazzurra. Ma le ambizioni sono molto alte e dunque, nell’estate 1997 ecco che dal Barcellona arriva il brasiliano Ronaldo per la stratosferica cifra di 51 miliardi di lire. Considerato il più forte del mondo, il Fenomeno ripaga a suon di gol la cifra spesa, ma durante la sua permanenza a Milano, c’è da ricordare solo conquista della Coppa Uefa nel 1998. Di seguito sono poi arrivati scudetti, coppe Italia e la tanto agognata Champions League nella stagione 2009/2010, vinta in finale contro il Bayern Monaco per 2-0 con doppietta del Principe Diego Milito. Impossibile però non citare nomi come Maicon, Julio Cesar, Ibrahimovic, Cambiasso, Djorkaeff, Vieri, Eto’o e Sneijder, indimenticabili nei cuori nerazzurri. Dopo la vittoria della Champions a Madrid, però la squadra inizia una fase di declino e Moratti prende la decisione di cedere l’Inter all’imprenditore indonesiano Erick Thohir, il 15 novembre 2013, mettendo fine ad un ciclo durato quasi vent’anni.

Una bella fetta di storia (vincente) del Milan, invece, è da affidare a Silvio Berlusconi, presidente del club per ben 31 anni, che ha dato vita all’epoca d’oro della società rossonera. Aiutato dall’amministrazione delegato Adriano Galliani, allestisce una squadra destinata ad essere ritenuta, per molti anni, la più forte al mondo. Negli anni 80′ la squadra è allenata da Arrigo Sacchi, un allenatore semisconosciuto, che riesce a fornire una mentalità vincente alla formazione meneghina, soprattutto in Europa, arrivando a vincere due Coppe dei Campioni ed altrettante Coppe Intercontinentali. La presidenza Berlusconi si conclude il 14 aprile 2017 con 29 trofei vinti sia in Italia che nel mondo. Con circa 900 milioni spesi nel trentennio, il club rossonero è stato la casa di ben sette palloni d’oro, quali Gullit, Van Basten, Shevchenko, Kakà, e Weah, oltre a calciatori del calibro di Franco Baresi, Costacurta e Rui Costa.
Adesso che anche la Viola potrebbe cambiare proprietà, finendo probabilmente in mani straniere, è il caso di definire realmente chiusa un’era.
Le difficoltà di una famiglia, ora, a sostenere le spese di un club di calcio sono molteplici.
Gli onerosi costi di gestione, oggi, diventano un problema quasi insormontabile se non ci si mette al passo con i tempi. La costruzione di strutture private, come stadi e centri d’allenamento sono divenuti fondamentali per favorire introiti maggiori e giovani prodotti del settore giovanile, già pronti ad affrontare il difficile palcoscenico della serie A.
Dopo Roma, Milan, Inter ma anche il Venezia e per ultimo il Parma, di Italia nei club ne rimarrà ben poco. Il vento va cambiato.