Tra calcio passato, presente e futuro: intervista di onlinemagazine.it al Direttore Giordano

Un passato da dirigente nella Cavese, Nocerina, Juve Stabia e Scafatese. Ha lavorato anche per Parma, Chievo e Lecce. La redazione di onlinemagazine.it ha avuto il piacere e l’onore di scambiare due chiacchiere con Vito Giordano, in lui ci sono quasi mezzo secolo di calcio, una persona con uno straordinario bagaglio di esperienze. Intervista da leggere tutta d’un fiato.

Salve direttore Giordano, per iniziare, che ricordo ha di Castellammare? E come vede attualmente la squadra?

“Amo Castellammare e non posso che parlarne bene, sia dalla città che dei tifosi. Ho un bellissimo ricordo di quell’esperienza. Sarei rimasto volentieri in quegli anni, per continuare l’ottimo lavoro iniziato con Capuano, che io stesso portai alle Vespe. Con Ezio compimmo un vero e proprio miracolo. La squadra quell’anno si salvò al 95’ contro l’Acireale. Volevo rimanere anche il secondo anno, ma non fu possibile. Ma essere entrato nel cuore degli stabiesi è per me una grande emozione.”

Attualmente la Juve Stabia parte un pò dietro rispetto a Matera e Lecce, ma i gialloblu sono comunque un mix di giocatori esperti e giovani importanti. Auguro tutto il bene ad un amico come Fabio Caserta.

In questi ultimi anni c’è stato un contatto tra lei e il presidente Manniello per tornare a lavorare insieme?

“Si, un piccolo riavvicinamento c’è stato, soprattutto per la stima reciproca con il presidente Manniello. Era il 2013, ed ebbi un contatto sia con il presidente che con una parte importante del tifo stabiese.”

Lei è un ottimo talent scout. Ci può segnalare un nome che potrebbe far bene in serie C quest’anno?

“Nella mia carriera ho scoperto qualche calciatore che ha poi giocato in serie A, come il nazionale albanese Memushaj che riuscì a portare al Chievo del ds Giovanni Sartori, ed altri che hanno fatto una discreta carriera nel calcio professionistico. Ricordo Fusco, Ambrosio e Marotta, che ha disputato anche la B.”

Restando in tema Juve Stabia, Tommaso Cancellotti è un giocatore di categoria superiore e che se confermato a Castellammare potrebbe confermare quanto di buono fatto fino ad ora. Ma se devo fare un nome, faccio quello di Di Piazza del Lecce. Già nella prima uscita stagionale ha dimostrato il suo valore. Per me potrebbe fare molto comodo in ad una squadra come la Salernitana.

“Fatti questi nomi, vi dico che ad oggi, però, è molto difficile proporre giocatori in Serie C per il sistema sempre più complesso, a differenza di paesi come Portogallo e Croazia, che ho avuto modo di poter osservare quest’anno dal vivo, il quale danno l’opportunità a ragazzi del 98’ o 99’ di disputare, anche da titolari, campionati di seconda divisione e sono già sotto l’occhio di società importanti.”

Direttore, ci ha parlato della Salernitana, può tracciare un bilancio sulla squadra granata in questi ultimi anni? Cosa merita il pubblico dell’Arechi, secondo lei?

“In questi anni la Salernitana, da quando è stata rilevata da Lotito, ha sempre fatto bene. A partire dalla serie D, dove hanno vinto i campionati fino ad arrivare in B e mantenere la categoria cadetta. Però, per vincere in serie B bisogna spendere di più e quest’anno sarà ancora più complicato per la presenza di molte squadre attrezzate. Comunque vorrei i complimenti al presidente Lotito, attualmente il meglio che Salerno possa avere.”

Ora parliamo dell’altra società campana in serie B, l’Avellino. Cosa pensa dell’attuale tecnico Novellino? Con il suo avvento, cosa può trarre la squadra?

“Conosco Walter ed è un grande allenatore. L’Avellino deve ringraziare anche lui per la salvezza ottenuta lo scorso anno. Nonostante alcuni problemi economici, credo che per l’anno prossimo non dovrebbero esserci problemi a raggiungere la salvezza. Soprattutto per la presenza in rosa di gente come D’Angelo, ottimo centrocampista e bravo in zona gol, ed il solito Gigi Castaldo, un grande amico, un leader nello spogliatoio, oltre che un bravissimo bomber.”

Passiamo al Benevento. Il miracolo Benevento è soprattutto merito del direttore Di Somma, come valuta il suo operato? E cosa ci dice del presidente Vigorito e del tecnico Baroni? E per concludere, quale calciatore, secondo lei, è stato decisivo per questa promozione?

“Salvatore Di Somma, come direttore, ha quel qualcosa in più. E’ un maestro ad indivuare il pezzo mancante in ogni squadra dove ha lavorato. La sua esperienza da allenatore è stata fondamentale per capire tutti i segreti dello spogliatoio. Salvatore, è un tutto fare, un vero e proprio collante tra squadra e società. L’armonia che si è creata tra presidente, ds ed allenatore, in terra Sannita, è stata determinante al raggiungimento dell’obiettivo. Ma, secondo me, il vero artefice del miracolo è stato il presidente Vigorito. Il segreto del presidente, è avere fiducia nell’operato del proprio direttore e dell’allenatore. Invece, per quanto riguardo il mister Baroni, è stato fondamentale in tutta l’annata. Bravo a far emergere giocatori come Puskas, Falco e Ciciretti. Altro uomo fondamentale è stato il capitano Lucioni, che io volevo portare, in passato, in un club importante. Puskas è stata, ad esempio, un’intuizione di Salvatore (Di Somma, ndr). Ha preso il romeno dopo un’annata con più ombre che luci a Bari. In pochi ci avrebbero scommesso. Per me, il Benevento con una buona partenza, potrebbe fare meglio del Crotone.”

Direttore, sbirciando il suo profilo Facebook è stato impossibile non notare la sua immagine di copertina, al San Paolo. E’ un tifoso azzurro o solo simpatizzante della squadra azzurra? Restando in tema Napoli, secondo lei questo predominio della Juventus, è dettato solo dai meriti bianconeri oppure i limiti del Napoli sono stati decisivi in questi sei anni?

“Non tifo Napoli, ma tifo per tutte le squadre del Sud. Sono simpatizzante di Sarri,che ho avuto modo di conoscere ad Arezzo. Un uomo umile, che ha fatto del lavoro quotidiano la sua arma migliore. La differenza sostanziale tra Napoli e Juventus, sul lato manageriale è che quest’ultima è una vera e propria azienda, capace di vendere giocatori importanti e di ricomprarne di altrettanti. Cosa che per ora il Napoli non riesce a fare. Sul campo, invece, il Napoli ha bisogno di migliorare il reparto difensivo.”

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico-tattico, il Napoli mi ricorda il Grande Ajax.

“Altra differenza con i bianconeri, è che al Napoli decide il presidente e non il direttore. Il quale ha, come ho detto prima, un ruolo fondamentale, ed è stato bravo a ripartire dal fallimento. In questo caso Giuntoli sta operando bene, ma per raggiungere le big d’Europa bisogna crescere ancora. Anche se ad oggi i Partenopei non possono permettersi di spendere 100 milioni per un singolo calciatore.”

Per terminare il discorso con le squadre campane, come giudica l’operato di Paganese e Casertana?

“La Paganese deve migliorare ancora tanto, per disputare un campionato tranquillo. Matrecano è un ottimo allenatore. A Caserta invece regna la confusione, e senza una giusta programmazione è difficile fare calco.”

Direttore ultima domanda. Cosa ne pensa del trasferimento più importante della storia del calcio, ovvero Neymar dal Barcellona al Psg?

“Ad oggi Neymar non vale 222 milioni. E’un ottimo calciatore, di prima fascia, ma se paragonato ad alcuni giocatori attuali e del passato non può valere tutti queti soldi. Mi vengono in mente Ronaldo e Messi. Lo stesso discorso vale per tutti i giovani che guadagnano cifre spropositate, ragazzini senza troppa esperienza percepiscono tanti milioni a stagione”.

 

A cura di Antonio Carlino e Antonio Citarelli

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