Castellammare. Ritorna in città l’Amerigo Vespucci: l’annuncio del Sindaco

Castellammare di Stabia.Ritorna in città il veliero Amerigo Vespucci e ad annunciarlo è il sindaco della città delle acque, Tony Pannullo. ” L’avevamo promesso: l’Amerigo Vespucci farà tappa a Castellammare di Stabia. Giovedì 5 e venerdì 6 ottobre la nave scuola attraccherà nel nostro porto davanti a quei Cantieri Navali che nel 1931 ne segnarono il varo in mare.
Un ritorno a casa per una delle navi più belle del mondo, che per due giorni sarà ormeggiata al largo della nostra costa, quasi come una “guardiana” della nostra tradizione e della storia centenaria dei nostri cantieri, sono certo che sarà un’emozione per tutti noi.”

La nave-scuola fu varata il 22 febbraio 1931 a Castellammare di Stabia. Partì completamente allestita il 2 luglio alla volta di Genova dove, il 15 ottobre 1931, ricevette la bandiera di combattimento nelle mani del suo primo comandante, Augusto Radicati di Marmorito. Il suo compito fu quello di affiancare la Cristoforo Colombo nell’attività di addestramento, e venne inquadrata nella Divisione Navi Scuola insieme alla Colombo e ad un’altra nave minore, facendo varie crociere addestrative nel Mediterraneo e nell’Atlantico; al termine della seconda guerra mondiale, per l’effetto degli accordi internazionali, la Cristoforo Colombo dovette essere ceduta insieme ad altre unità all’URSS, quale risarcimento dei danni di guerra.

Dal 1946 al 1952 è stata l’unica nave scuola a vela della marina militare italiana fino all’entrata in servizio dell’Ebe, un brigantino goletta costruito nel 1921 ed acquistato dalla Marina Militare nel 1952. A partire dal 1955 è stata affiancata da un altro veliero acquistato dalla Francia e ribattezzato Palinuro. Attualmente l’Amerigo Vespucci è la più anziana nave della Marina Militare ancora in servizio.

Il motto della nave, ufficializzato nel 1978, è «Non chi comincia ma quel che persevera» ed esprime la sua vocazione alla formazione ed addestramento dei futuri ufficiali della Marina Militare. I precedenti motti sono stati: «Per la Patria e per il Re»; sostituito nel 1946 con «Saldi nella furia dei venti e degli eventi».

In particolare, stando agli accer­ tamenti condotti dalle forze debordine brianzole, i sanitari del Policlinico avrebbero agito con la complicità di ortopedici e medici di base, allo scopo di arricchire la multinazionale ricevendo in cambio “regali” di vario genere: tra questi, vacanze premio, assunzioni di personale, cene di lusso presso i ristoranti più rinomati della zona (tra cui un locale molto in voga a Milano) e partecipazioni a congressi. Un “do ut des” in piena regola, quello tra camici bianchi e società, che metteva i propri studi medici a loro di­ sposizione e reclutava pazienti, soprattutto anziani. Moneta di scambio era una percentuale pari al 20% sulle visite speciali­ stiche, in determinate occasioni sotto forma di benefit per il fitto. Mediatore nella losca rete di affari sarebbe stato Ivano Caracciolo, di Bologna, per il quale è stato disposto l’obbligo di dimora. Gii elementi di col­ pevolezza a carico dei chirurghi indicano noncuranza per la qualità delle protesi, ragion per cui il prezzo del “disturbo”, ver­ sato dalla multinazionale, pote­ va anche lievitare nel caso in cui i rischi legati all’intervento fossero stati maggiori. Quanto ai medici di base, secondo la Procura «sarebbero stati, con differenti livelli di responsabi­ lità, complici del meccanismo messo in atto dalla multina­ zionale francese allo scopo di aumentare il proprio fatturato».