L’Inter si aggiudica il derby e vola in Paradiso (e con le giuste carte). Il Milan sprofonda negli Abissi (ma non tutto è da buttare)

Si sa: per uno che ride, c’è sempre un altro che piange. E’ questa l’espressione migliore che riassume le due facce della Milano calcistica. Perché se da un lato l’Inter si gode il ‘magic moment’, dall’altra il Milan non può che fare mea culpa per quanto sta accadendo. I nerazzurri vincono il derby e volano a +10 dai cugini rossoneri, a sole due lunghezze dalla macchina perfetta chiamata Napoli (8 su 8 in campionato e padrona del campionato). I rossoneri non possono che guardare da lontano tutte le dirette concorrenti in corsa per la zona più nobile dell’Europa (ora distante 7 punti).
Il derby di Milano sembra essere ritornato ai fasti di qualche tempo fa, quando Inter e Milan se le davano di santa ragione per dare vita a una delle partite più seguite dell’anno, in Italia e nel mondo. Così è stato ieri sera, dove a San Siro è andato in scena il derby numero 219.
La partita è molto sentita da entrambe le squadre, ma l’Inter sembra approcciarla meglio (come dimostrano le due occasione di Candreva e Miranda). A sbloccarla sono proprio i nerazzurri e, tanto per cambiare, a timbrare il cartellino è Mauro Icardi (che ritorna a segnare su azione dopo la partita di Roma del 26 agosto scorso). L’Inter tiene meglio il campo, il Milan non c’è. Fino a quando, nella ripresa, Montella cambia lo spartito iniziale, inserendo Cutrone, e pressando più in alto l’Inter, che subisce il gol dell’1 a 1 di Suso. Il Milan lascia intravedere tanta voglia di fare, ma che scontra con la ragione e la saggezza tattica. Palla persa a metà campo, assist del solito Perisic che trova il Re Mida dell’area di rigore, Mauro Icardi, prontissimo a rendere per la seconda volta l’intervento di Donnarumma inutile. Il Milan non molla e l’Inter commette ancora lo stesso errore, abbassarsi e farsi schiacciare. I rossoneri trovano il gol del nuovo pareggio quando, su un cross apparentemente innocuo di Borini, tutti gli attaccanti e i difensori riescono a bucare il pallone fino a farlo giungere all’unico giocatore che quando vede l’Inter ritrova la sua preda preferita, Jack Bonaventura. Partita infinita, secondo tempo al cardiopalma ma che svela una sottile quanto fragile verità: i nerazzurri non perdono mai la calma; i rossoneri (complice forse la tanta, troppa voglia di voler rimediare agli svantaggi e ai tanti punti di distanza in campionato) la smarriscono e lasciano spazio alle ingenuità. Una di queste si palesa a due minuti dalla fine quando, da un angolo di Vecino e conseguente spizzata di Skriniar sul palo lungo, Rodriguez cintura un D’Ambrosio ormai scavalcato dal pallone e impossibilitato a spingerlo in porta. Sul dischetto si presenta Mauro Icardi, che spiazza Donnarumma, lanciando l’Inter nella stessa scia del Napoli.
Un’Inter che fa gioco, segna, ma che ancora inciampa in qualche vecchio peccato del passato recente. Spalletti ha dato la sua identità alla squadra, ha donato ai suoi giocatori quell’unità di intenti che spesso è mancata, oltre ad una pazienza (quasi sapienza) nei momenti critici. Un Milan mai domo, con voglia e qualità, ma che forse ha ancora fondamenta troppo fragili per ripartire rapidamente. Tanti cambi durante l’estate per creare una base già solida (8 degli 11 schierati ieri sera erano nuovi innesti).  

Ci si potrebbe fermare per molto ad analizzare singolarmente ogni giocatore chiamato ieri in causa, ma su tutti non posso che risaltare, per un motivo o per un altro, Icardi e Bonucci. Il centravanti e capitano nerazzurro trasforma in oro qualunque cosa gli passi sotto il naso. Che sia al volo, di testa o un calcio di rigore, il bomber di Rosario ha l’innata capacità di rendere tutto facile quando si tratta di perforare le difese avversarie. Come se non bastasse, è innegabile la sua abnegazione anche in fase di non possesso e costruzione della manovra (si veda l’azione che porta al 2 a 1 dei nerazzurri). A farne le spese, spesso, sono i difensori avversari e Bonucci non è riuscito ad esimersi da questo orribile compito. Terribile quando si fa passare davanti il cross di Candreva, da distanza quasi siderale, per l’1 a 0 interista; sconcertante come, sul 2 a 1, perda di vista Icardi che, tutto solo in area, non si fa pregare e spinge la palla in rete. Quello che balza all’occhio sono le difficoltà oggettive a cui Bonucci sta andando incontro, non si sa se per mancanza di ‘spalle’ forti o se per via di quella fascia che forse troppo stringe il braccio del centrale rossonero. Innegabile poi agli occhi di tutti come abbia portato qualche scompenso nella difesa Juve (tutto sommato comprensibile, data l’ossatura dell’ormai ex difesa bianconera), ma nessun apporto (almeno fino ad ora) alla causa del Milan.
L’Inter, dopo questa importante vittoria, sembra poter dire la sua in ottica scudetto. Le solide prestazioni della squadra di Spalletti, seppur non sempre accompagnato dal tanto agognato ‘bel ‘gioco’ di cui tanti parlano e a cui forse si dà un’importanza troppo rilevante, hanno fatto un’ottima impressione a tutti gli addetti ai lavori, che ora strizzano l’occhio all’Inter come probabile outsider al tricolore dopo i tanti anni passati nell’anonimato e sempre esclusa dalle eccellenti Juventus e Napoli. La carta vincente dei nerazzurri? Per la grande maggioranza, l’uomo in più si chiama Luciano Spalletti. Come se non fosse sufficiente, qualcuno ha anche fatto appello alle “poche” partite che l’Inter dovrà affrontare, vedi (l’ennesima) l’esclusione dalle coppe, per sferrare colpi decisivi in campionato.
Il Milan, che ha sempre dichiarato la Champions come obiettivo minimo (al pari dell’Inter), probabilmente farà più fatica a ergersi come una delle forze che si contenderanno l’Europa che conta. E’ vero, il campionato è lungo, il tempo c’è, ma l’impressione dall’esterno è che qualcosa di concreto manchi realmente ai rossoneri. E’ probabile che dopo la campagna acquisti faraonica, con buoni risultati in pre season, l’ambiente (da sempre esigente) si aspettasse qualcosa in più. I primi intoppi hanno creato malumore e sconforto, soprattutto quando la classifica ti etichetta (attualmente) come decima forza del campionato. Nonostante qualcosa sia andato storto, il Milan, sulla carta, ha giocatori che possono fare la differenza e, per citare una frase molto cara al web oltre che alla carta stampata, “spostare gli equilibri”. Il tempo è ancora dalla parte dei rossoneri.

Danilo Acanfora