Da Berlino a San Siro: “l’Era del Pianto” italiano

9 Luglio 2006-13 Novembre 2017. Sono le date di nascita e di morte del calcio italiano nel nuovo millennio. Nel mezzo undici anni di alti e bassi incredibili, delusioni tremende, finali perse, rigori indigesti e chi ne ha più ne metta.
E’chiaro, vincere con una nazionale è difficile, tremendamente difficile. Le competizioni si giocano ogni 2/4 anni e per creare una sinergia importante nei vari cicli che passano è un’ardua impresa.
Si parte dal 2008. Donadoni in panchina, allenatore giovane e senza esperienza internazionale. Euro 2008 resta, però, un’altra data da ricordare: buon Europeo ma grande tristezza con l’uscita ai quarti di finale contro la Spagna ai calci di rigore. Il gruppo era in pratica quello Campione del Mondo, con qualche innesto in più. Ma nonostante il buon cammino in quella competizione, qualcosa andava cambiato, alcuni calciatori dovevano restare a casa. Ma il bello viene dopo.
Due anni più tardi il Mondiale Sudafricano. Con il ritorno di Lippi si inizia a sognare un Berlino-bis. Ma quell’avventura si trasforma in un incubo: fuori ai gironi contro Slovacchia, Paraguay e Nuova Zelanda. In pratica squadre della nostra attuale serie C. Altra delusione, altro fallimento. Ma la nazionale azzurra si rifarà, dicevano.
Nel 2012 si va un pò meglio. L’Europeo polacco-ucraino porta la firma di Prandelli, Cassano e Balotelli, artefici di una grande cavalcata fino alla finale, conclusa in malo modo contro l’invincibile armata spagnola. Un sonoro 4-0, e gli azzurri che chiusero già il primo tempo con i crampi. Prandelli accusato di non aver gestito bene il gruppo, ma in quel caso la sfortuna si accanì nei confronti dell’Italia e i tanti infortuni furono decisivi. Brava Italia, ma si piange, ancora.
2014. Il Mondiale nella patria del calcio: il Brasile. La voglia di riscattare la finale europea è tanta, forse troppa. Ed è record negativo nella storia della Nazionale Italiana: fuori per due edizioni consecutive ai gironi. E anche questa volta in un girone non impossibile con Inghilterra (battuta), Uruguay e Costa Rica. Con una squadra tutto sommato buona, gli italiani sono nuovamente disperati e in lacrime.
Ma serve una svolta. Prandelli dopo 4 anni lascia la panchina azzurra e al suo posto un condottiero: Antonio Conte diventa nuovo Commissario Tecnico. Sin da subito Conte ha battagliato con FIGC e tutto il sistema calcio italiano per attuare dei cambiamenti importanti, ma nessuno si è mostrato favorevole nei confronti dell’allenatore ex Juventus. E allora si va avanti diritti fino a “Francia 2016”. La squadra rispetto alle ultime competizioni è nettamente inferiore, ma ha un qualcosa in più nel carattere e nella grinta, ovvero le qualità migliori del Commissario Tecnico. In un girone di qualificazione con Belgio, Svezia(si, la stessa che ha eliminato qualche ore fa la Nazionale) e l’Irlanda. L’Italia passa il turno come prima e la prossima avversaria è ancora una volta la Spagna. Questa volta, a vincere, sono gli italiani, 2-0 e sotto con l’altra grande nemica azzurra: la Germania. I tedeschi sono i favoriti del torneo, ma come al solito alla vista dei colori azzurri diventano meno invincibili del solito. La partita termina 1-1, ma ai rigori (maledetti e calciati malissimo) l’Italia va fuori.
Questa volte le lacrime sono amare, il campionato europeo dello scorso anno poteva essere vinto, soprattutto perché chi ha alzato il trofeo, il Portogallo, non era sicuramente superiore agli azzurri.
Con Conte sembrava essersi aperto un ciclo importante. La Nazionale era tornata ad essere temuta ma soprattutto amata dagli italiani, i quali dopo le tante delusioni vedevano un pò di luce in quel buio totale. Ma la notizia peggiore dell’estate 2016 non è stata la sconfitta ai rigori contro la Germania, ma l’addio di mister Conte. La nostalgia del club si fa sentire e allenare una volta al mese andava troppo stretto ad un allenatore di “campo” come lui.
Il genio di Tavecchio decide, quindi, di affidare la panchina ad un buon allenatore come Ventura, ma il buon Giampiero si dimostra da subito non all’altezza del difficile compito. E allora dopo un anno di qualificazioni per Russia 2018, con tanti bassi e pochi alti, si arriva alla tremenda data di ieri: il playoff di ritorno contro la Svezia. All’andata termina 1-0 per gli Scandinavi e nella partita più importante della storia recente del calcio italiano, i ragazzi di Ventura non riescono a ribaltare un risultato non impossibile da ribaltare. Le lacrime, ancora e ancora, sono questa volta impossibili da dimenticare. Salutano Buffon, De Rossi e Barzagli, ovvero gli ultimi Campioni del Mondo. Si chiude così l’epoca che possiamo definire “l’epoca del pianto”. Undici lunghi anni con pochissime gioie, tanta confusione e tantissima disorganizzazione societaria. Che questa sia la svolta non si sa. Per adesso è meglio riflettere in silenzio