L’altra faccia di Gomorra: il forte messaggio di Marco d’Amore (VIDEO)

La terza stagione di Gomorra è giunta al termine. Tanti sono stati i colpi di scena, uno su tutti: la morte di Ciro Di Marzio, detto l’Immortale, una delle colonne portanti di questa serie Tv. I fan di “Ciruzz” sono rimasti molto delusi dalla morte del loro “idolo”, iniziando una vera e propria protesta contro la produzione di Gomorra. Ovviamente l’intento degli attori protagonisti non era certamente quello di diventare idoli delle masse, ma di far passare un messaggio preciso: non emulare ciò che viene riprodotto nella serie. E prima Salvatore Esposito sul proprio profilo Facebook e poi Marco D’Amore hanno lasciato bellissimi messaggi: il primo ha scritto che “tutti i personaggi meritano di morire” perché la strada della camorra porterà sempre alla morte, e allora la domanda sorge spontanea: Perché ragazzini di 12/13 dovrebbero imitare Genny Savastano se l’unica via è quella della morte? Anche Marco D’Amore al termine della 12esima e ultima puntata ha lasciato un messaggio forte, parole che dovranno e faranno sicuramente riflettere la critica. Quella critica che ha condannato più volte la serie, senza però considerare il vero intento di attori e produzione. La parte più significativa del messaggio di D’Amore è la seguente: Guardate, sti criature ntussecus comm’a guappo.
Che ponno tenè? Duie, tre anni?
Zompan’e nuvole e sparan, pah!
Sparan mmocc, sparan dint’e vene giugularie,
Sparano sempe e sulo a chi tene o core.
Scetateve. Io vi dico. Scetateve. Scetateve. Questa parte è dedicata ai bambini, fragili e indifesi, ma che al giorno d’oggi sono diventati le prime armi della malavita. E per questo motivo che l’Immortale ha voluto dire a gran voce: Svegliatevi. Il video in meno di 24 ore è diventato virale sul web con quassi 500mila visualizzazioni sulla sua pagina facebook e oltre 8mila condivisioni.
#Gomorra3 #theend La mia preghiera. Il mio saluto. Per questo video Thanks to Marco Ghidelli, Pietro Di Francesco, Valerio De Stefano, Raffaele Bassetti.
“Vuie ca state mmiezz’e diente…
Vuie ca state mmocc’a Lupa,
Vuie ca nun vedite cchiù nè ghiuorno né notte…
ma sulo o cannarone apierto, scuro comm’a pece ca ve tira a’ffunno…
fino o primme giro de’budelle…
Pentitevi… facite na preghiera… l’anema mettite a luogo e salvazione…
Sta bbestia, sta Lupa, secca e avara
he trasuta e sicco e s’he misa e chiatto
dint’a tutt’e case d’a città…
s’è assettata a capotavola
eallà cummanna…fa sta zitte…fa parlà…
a tutte sparte sanghe e mmenesta,
pisciazza, cuttone mmocca, merda,
nu popolo e surdate sta criscenne
cu ll’ogne fatte a punta di coltello…
infanzia, adolescenza, viecchie cu e capille ianche
criature senza capa e senza cosce,
sulo cu e mmane, mane armate,
mane ca vottono o terreno dint’all’uocchie,
ca bucano o sole e a luna.
Guardate, sti criature ntussecus comm’a guappo.
Che ponno tenè? Duie, tre anni?
Zompan’e nuvole e sparan, pah!
Sparan mmocc, sparan dint’e vene giugularie,
Sparano sempe e sulo a chi tene o core.
Scetateve. Io vi dico. Scetateve. Scetateve.
(Tratto da:”Ragazze sole con qualche esperienza” Enzo Moscato).
“Voi che state in mezzo ai denti Voi che state nella bocca della Lupa voi che non conoscete più né il giorno né la notte ma soltanto la gola aperta scura come la pece che vi tira in fondo fino al primo giro delle budella. Voi pentitevi, fate una preghiera, l’anima vostra provate a salvare. Questa bestia, questa lupa secca e avara è entrata sommessa ed ora ha preso spazio, siede a capotavola e da lì comanda fa star zitti fa parlare. A tutti dispensa minestra e sangue, piscio,cotone in bocca e merda. Un popolo di soldati sta crescendo con le unghie affilate come punte di coltello. Adolescenza, infanzia, vecchi coi capelli bianchi. Bambini senza testa né gambe, solo con le mani. Mani armate, mani che gettano terreno negli occhi, mani che bucano il sole e la luna. Guardate questi bambini, atteggiarsi a delinquenti. Giocano con le nuvole e sparano. Sparano in bocca, alle vene giugulari, sparano sempre a chi ha un cuore nel petto. Svegliatevi. Vi dico. Svegliatevi.
Thanks to Marco Ghidelli

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