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Le lezioni di Mihajlovic, la Catania argentina e lo scorpione nel Derby: dal Palermo al… Palermo, il ritorno di Francesco Nicastro




Sapore di sale, sapore di mare. Il mitico Gino Paoli, più di mezzo secolo fa, s’inventava una canzone che ha segnato per sempre la storia della musica italiana. Una canzone nata a Capo D’Orlando, in Sicilia. Un’isola fonte d’ispirazione, canora, ma anche calcistica. E allora il sapore non è solo di sale, ma anche di goal. Lo sa bene Francesco Nicastro, piccolo Maradona della provincia di Caltanissetta. Così, almeno, veniva chiamato da amici e parenti, stregati dal piede mancino del piccolo Cicciu, che tanto piccolo poi non lo era più, visto che a 14 anni faceva da solo le fortune della Polisportiva Olimpia. E quei gol “olimpionici” gli sono valsi la prima vera grande occasione: da Caltanissetta a Catania. Non tantissimi chilometri, ma più o meno un viaggio intercontinentale. Ai tempi, il Catania di Pulvirenti era una piccola Buenos Aires di Sicilia, con i rossoazzurri che si ritrovano a far l’asado un giorno sì e l’altro pure. Spolli, Silvestre, Izco, Maxi Lopez, Barrientos, il Papu Gomez e tanti altri ancora. Nicastro arriva anche ad allenarsi con loro, da cui ha appreso parecchio per i suoi movimenti e per le sue giocate di tutta fantasia. E come può dimenticare le punizioni tirate da Sinisa Mihajlovic a fine allenamento, che andavano a finire tutte sotto l’incrocio? Non solo bei ricordi, l’allenatore serbo gli regalò anche l’esordio da professionista in Coppa Italia contro la Roma. In una squadra del genere però, trovare spazio diventava complicato e quindi per giocare è costretto a far le valige: direzione Pisa. Sei presenze in sei mesi e nessun goal. Una parentesi sfortunata, ma la bella sorpresa è dietro l’angolo: si chiama Francesca, incontrata nuovamente a Milazzo, dopo averla già conosciuta molti anni prima. “To Milazzo with Love”. Sembra un film di Woody Allen, è invece una sliding door romantica della vita di Cicciu. Anche se la sua avventura lì durò veramente poco, la distanza non è mai stata un problema per i due: proprio così, dopo la laurea, Francesca decide di fare le valige per seguire il fidanzato a Rimini e successivamente a Castellammare. Da quel momento la sua carriera s’impenna e nella stagione 15/16 porta a termine la sua migliore annata: realizza 9 reti con la maglia della Juve Stabia e fa goal anche al Foggia di De Zerbi in un 1-1, tra le mura dello Zaccheria. Francesco matura definitivamente e arriva così la chiamata dal Pescara, per poi essere girato in prestito al Perugia: la soddisfazione più bella arriva nel derby d’Umbria con la Ternana, quando segna di scorpione e va esultare sotto la curva biancorossa.  Un goal che Francesco attribuì a Dio e che dedicò alla mamma, venuta a mancare due anni prima. Un periodo terribile che riuscì a superare solo grazie alla forza, alla fede e a quel sorriso che non manca mai sul suo volto. Un ragazzo pieno di valori, dal fare spontaneo, semplice e genuino. Zero tatuaggi, e che dire: Francesco Nicastro… un perfetto antidivo con la palla tra i piedi! Una passione che insegue da sempre, ereditata dal papà portiere di mestiere, e che condivide soprattutto con Francesca. Lei, amante del calcio, ne sa qualcosa in più del fidanzato!
Forse la più bella sliding door della sua carriera calcistica, quella a Perugia, che adesso gli scorre con il Foggia di Stroppa dentro lo stadio Zaccheria. La prima, guarda caso, nel girone d’andata alla quarta giornata con il Palermo con cui è arrivato il suo primo gol in rossonero. Due gol in dieci presenze, quando segna lui il Foggia non perde: 4 punti per le reti a Palermo e Avellino. E adesso stasera c’è nuovamente il Palermo al Barbera, nella sua Sicilia. Una partita speciale, dal sapore speciale. E non solo di sale e di mare…!
Foto: Foggia Calcio
Frame video: www.acperugiacalcio.com

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