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Rifiuti illegali esportati tra Africa e Asia: arresti a Bari




Avrebbero esportato illegalmente oltre tremila tonnellate di rifiuti pericolosi e non, tutti pezzi di auto non più in uso, per un valore pari a oltre 1,7 milioni di euro. Con le accuse di gestione illecita e traffico transfrontaliero di rifiuti, falso e favoreggiamento, i Carabinieri Forestali di Bari hanno arrestato gli imprenditori Domenico Cassetta di Andria, Domenico Montaruli di Ruvo di Puglia e l’egiziano Deyab Ashraf. Altre sette persone, fra i quali ingegneri ambientali che avrebbero aiutato le imprese coinvolte a predisporre documentazione falsa, sono indagate a piede libero. Nei confronti dei tre arrestati finiti oggi in carcere sono stati anche eseguiti sequestri preventivi pari al presunto illecito profitto e posti i sigilli a quattro aziende. Stando alle indagini, coordinate dal pm Renato Nitti, gli indagati avrebbero spedito per anni – almeno a partire dal 2014 – dai porti italiani di Bari, Genova e Salerno, ingenti quantitativi di veicoli fuori uso e parti di essi, rimorchi, serbatoi, motori, pneumatici, non preventivamente sottoposti a trattamenti, bonifiche e messa in sicurezza (nonostante falsi documenti lo attestassero), ma semplicemente tagliati (cannibalizzati). Cosi’ avrebbero risparmiato milioni di euro di spese di smaltimento dei rifiuti. Erano gli stessi indagati, nelle intercettazioni, a definirli “munnizz”, consapevoli di commettere attivita’ illecita tanto che, in una conversazione, uno di loro dice “uccidi il forestale”. I rifiuti erano prevalentemente destinati in Iran, Libia, Egitto, Giordania, Afghanistan, Togo, Somalia, Iraq, Nigeria e atri Paese di Africa e Asia. L’attivita’ di indagine e’ stata eseguita dai Forestali in collaborazione con il Servizio nazionale Antifrode dell’Agenzia delle Dogane. “La cattiva gestione dei rifiuti in Europa produce effetti duraturi sull’ambiente di Africa e Asia, dove interi territorio sono ormai discariche con la nostra immondizia” hanno detto gli inquirenti spiegando in conferenza stampa i dettagli dell’operazione, ribattezzata “Cannibal Cars”.

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