Torre del Greco. Una donna, un giovane ed un trans: love story finisce in tribunale

Torre del Greco. Una love story, un litigio mai cancellato una discussione che è degenerata ed ha portato tre persone a processo. Una donna contesa tra il fidanzato trans ed il suo giovane amante. Una storia d’amore “moderna” che è finita male. I fatti risalgono al 2015. La vittima del raid è un 23enne di Napoli, amante di una donna più grande di lui che però aveva una relazione stabile con una 40enne di Torre del Greco che stava per diventare uomo. A processo è finito proprio lui M.C., all’anagrafe ancora donna ma chiamato da tutti con il nome che ha scelto da uomo. “Mi diede un appuntamento per chiarire” – dice durante l’udienza celebrata nel tribunale di Torre Annunziata. Il giovane, davanti al pm Pavia, ha provato a ricostruire la violenta aggressione in una villetta di Torre del Greco. “Eravamo amici – afferma – in auto mi portarono a Leopardi, in una zona di campagna. Erano in tre, poi c’era un altro mio amico di Torre del Greco che non intervenne. Prima discutemmo e poi mi picchiarono. Pugni, calci. Poi uno di loro mi toccò le gambe, forse voleva prendersi il cellulare”. Insieme al fidanzato tradito ci sono anche il nipote D.S. e un pluripregiudicato non vedente A.V., già detenuto per altri reati: “Non conosco questo ragazzo – ha raccontato il 42enne – che mi accusa. Non avrei mai potuto aggredirlo senza vedere”. Passate le dichiarazioni spontanee il principale imputato, il 40enne di Torre del Greco, ha risposto alle domande dell’accusa: “Ammetto di averlo picchiato – ha detto – ma le altre persone non hanno partecipato. Mio nipote è venuto solo per dividerci, l’altro non vede e non sarebbe mai riuscito a intervenire. Per colpa di quella persona, che io reputavo un amico, la relazione con la mia fidanzata si è complicata per poi finire. Avevo anche provato a perdonarla ma le cose non andavano più. Tutto il resto del racconto è inventato: rimasi ferito anch’io ha concluso ma ho deciso di non andare in ospedale a medicarmi né di denunciare”.