Aggressione personale medico, Scotti (Fimmg): “Picchiate me”

“A tutti quelli che pensano che sia giusto picchiare un medico che cerca di fare il proprio dovere nei limiti di un’organizzazione che non dipende da lui, di una logistica che non dipende lui, di una condizione di malattia la cui evoluzione – nonostante il suo impegno – non potra’ cambiare voglio dare un’occasione: picchiate me!!”. E’quanto reso noto nella lettera-provocazione di Silvestro Scotti, segretario nazionale della federazione dei medici di famiglia Fimmg, che è intervenuto sul fenomeno delle aggressioni ai medici, che negli ultimi tempi ha registrato diversi casi. “A tutti quelli – prosegue la lettera – che rivolgendosi in una sede di continuita’ assistenziale (ex guardia medica), e trovando una donna, pensano per questo di essere “i piu’ forti” e la aggrediscono dico: picchiate me!! A tutti quelli che in un pronto soccorso, senza considerare il diritto di assistenza di tutti, penseranno di farsi giustizia da soli senza una prova, senza una possibile difesa, senza una condanna, ma solo certi delle proprie ragioni figlie solo d’ignoranza e asocialita’ dico: picchiate me!! A tutti quelli che solo perche’ un’autoambulanza, a loro avviso e nella tensione di un’emergenza, appare arrivare in ritardo o non si reca nell’ospedale che loro credono piu’ adatto. A quanti aggrediscono medici ed equipaggio e poi sono gli stessi che se sono nel traffico non danno spazio ai mezzi di emergenza o vanno in ospedale per le ragioni piu’ inappropriate – determinando loro stessi le ragioni dell’attesa in pronto soccorso – dico: picchiate me!! A tutti quelli che considerano che un medico debba essere aggredito perche’ magari ha assistito al meglio il paziente che ha di fronte (sulla base di regole che impongono di dedicare immediate attenzioni ai casi piu’ gravi per poi passare a tutti gli altri), ma piuttosto credono che debba dedicarsi prima di tutto a loro, perche’ sono arrivati prima o perche’ hanno deciso che sono loro i piu’ gravi, dico: picchiate me!!”. E ancora: “Picchiate me! Perche’ cosi’ in un atto solo avrete simbolicamente fatto “ingiustizia” verso tutti i medici della provincia di Napoli, ma anche verso tutti i medici di famiglia, di continuita’ assistenziale (ex guardia medica) e di emergenza sanitaria territoriale (medici del 118) da me rappresentati a livello nazionale e sono tanti!! Picchiate me! Poiche’ come tutti i medici aggrediti, non riconosciuti in un ruolo di pubblico ufficiale, non rischierete nulla. Perche’ come medico, qualunque cosa mi facciate scegliero’ sempre di non essere contro di voi con una denuncia. Cosi’, fintanto che sara’ necessaria una querela di parte, in assenza dell’attivazione immediata di un procedimento d’ufficio, nessuno vi imputera’ di nulla. Picchiate me! Cosi’ nessuno dei nostri figli pensera’ domani alla professione del padre o della madre come una professione degna di un riconoscimento sociale, ma piuttosto pensera’ che sia una professione indegna, da correggere addirittura con la violenza e con pene corporali. E tutto questo in uno Stato che non difende chi difendendo il diritto alla salute si prende cura di del senso stesso dello Stato, come il dovere civile di essere sempre al fianco dei piu’ fragili, gli ammalati. Picchiate me! Cosi’ in un atto solo potete dare un messaggio forte a tutti quelli che domani penseranno di affrontare un percorso di studi tra i piu’ lunghi e i piu’ complessi, armati solo dall’idea di poter fare la professione piu’ bella del mondo, per poi scoprire che questa cosa la pensano solo loro e non la societa’ civile per cui si adoperano. Picchiate me! Se pensate che se qualcuno ha picchiato un medico ha fatto bene, anche se semplicemente non lo dite ma lo manifestate con il silenzio verso un atto che sa solo di vigliaccheria e che per quanto non lo comprendiate sta levando un diritto anche a voi. Picchiate me! Anche se forse non saro’ l’ultimo, mentre mi starete picchiando, pensate che nel prossimo futuro ce ne saranno sempre di meno a farsi picchiare. Fino al punto di non trovarne nessuno. Allora si che avrete fatto giustizia, ma di un’unica cosa, del vostro diritto di essere assistiti e curati. E in fondo solo allora – conclude Scotti – capirete che se Picchiate me, picchiate voi stessi”.