Il dramma e la confusione di Giada, volata giù per una bugia. Lo psicologo: ”Insegnare il fallimento”

Seduta di laurea, foto dal web non collegata alla notizia

Giada, la ventiseienne del Molise, si è lanciata dal tetto della sua università, la Federico II, perché non aveva finito gli esami ma aveva comunicato alla sua famiglia e al suo compagno di laurearsi proprio in quel giorno. Ma la ragazza non è mai stata nella lista dei laureandi, non ha avuto il coraggio di dire la verità: non aveva completato il percorso di studi. Si è buttata credendo di essere un fallimento, di aver commesso un errore impareggiabile, ha preso coraggio e ha eliminato per sempre la sua vita. Su questa vicenda, così assurda, così reale, così tragica è intervenuto Matteo Lancini, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano e autore – fra gli altri – di Abbiamo bisogno di genitori autorevoli (Mondadori) e di Adolescenti navigati (Erickson), il quale ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair.
Il dottore ha innanzitutto analizzato l’evoluzione della “bugia”. Perchè i ragazzi mentono? “Per non deludere. Non riescono ad ammettere il fallimento non per paura della reazione rabbiosa o della sanzione di un genitore, non perché hanno paura del padre, ma perché non vogliono deluderlo”. In tempi passati i figli mentivano ai genitori, e in particolare al padre, per paura, poiché viaggiavano su due lunghezze differenti, non c’era dialogo, comprensione, confronto, solo autorità. Al giorno d’oggi il rapporto figli-genitori è cambiato: quest’ultimi accompagnano la loro prole lungo il viaggio, passo passo, con grande partecipazione. La bugia quindi è detta non per paura ma per non dare una delusione, per non tradire chi ha fatto tanto. La bugia in ultima analisi è detta per non sembrare un fallimento, per celarlo. Quello che sostiene Matteo Lancini è di aiutare i propri figli a comprendere che il fallimento fa parte del percorso, che anzi, senza di quello non ci può essere talvolta una svolta. Il ragazzo in molti casi si sente giudicato dai suoi coetanei e dalla famiglia e trova l’unica soluzione e via d’uscita nel suicidio. Ma non è così che deve andare, bisogna lottare ed essere forti e accettare che talvolta non tutto va secondo i piani, che ci possono essere degli intoppi, e accettare anche la delusione. Che cosa possono fare gli “adulti” in questi casi? “Devono aiutarli a tollerare la delusione, il sentimento di vergogna e di inadeguatezza, pur se la società non tollera l’insuccesso e il dolore. Devono testimoniare il fatto che il fallimento è inevitabile, ma può essere la base per costruire altri successi o nuovi modelli di realizzazione di sé”. (Qui l’intervista completa)