Napoli. Parla il terrorista: ”Mi fu detto prendi una macchina e uccidi, per il video avrei incassato 1500 euro”

.”Non dimenticare di pregare per me, sono in missione” ”Ho bisogno delle vostre preghiere e del Corano”. Sono alcuni dei messaggi in chat di Telegram recuperati dagli esperti informatici dal telefonino di Alagie Toray, il gambiano arrestato nell’ambito dell’indagine dei carabinieri del Ros e degli investigatori della Digos con l’accusa di internazione per presunta appartenenza all’Isis. La conversazione, con un interlocutore non identificato, risale al 12 marzo scorso. Il 10 marzo invece l’immigrato – ospite da oltre un anno in un albergo di Licola – registra quattro volte, parlando in arabo, la formula di giuramento al Califfo Al Baghdadi, e solo l’ultima versione (nelle precedenti aveva infatti commesso errori) e’ quella che inviera’ nella chat di Telegram e che poi cancellera’ dal telefonino. “E’ chiaro – scrive il gip Isabella Iaselli nella ordinanza di custodia emessa dopo la convalida del fermo – che il giuramento registrato due giorni prima della chat e’ propedeutico ad una missione da compiere per la quale Touray ha bisogno di essere sostenuto dalla preghiera ed e’ consapevole di non potersi piu’ far sentire (“se non ti scrivo non scrivermi nemmeno tu”, ndr) e si preoccupa che l’altro possa esporsi scrivendo quando lui non puo’ rispondere”.
Due interrogatori in due giorni, versioni contraddittorie, spiegazioni spesso confuse. Le ”verita”’ che Alagie Touray – il migrante gambiano accusato di appartenenza all’Isis e che avrebbe dovuto compiere un attentato lanciandosi con un’auto sulla folla – offre agli inquirenti della procura di Napoli non sono apparse convincenti, soprattutto per quanto riguarda le spiegazioni sul video in cui giura fedelta’ al Califfo. Alagie, la sera del 20 aprile scorso – poco dopo essere stato fermato all’uscita della moschea di Licola – portato in caserma ha raccontato al pm di trovarsi in Italia da 13 mesi, dopo un viaggio attraverso Gambia, Senegal, Mali, Niger e Libia, dove si sarebbe imbarcato da Sabaratha per raggiungere la Sicilia. Qui era rimasto un paio di giorni per poi essere accompagnato a Licola, sul litorale flegreo. Aveva pagato a un connazionale 800 euro per raggiungere il campo libico. ”In Italia non ho trovato lavoro, vivo con 77 euro al mese forniti dal Centro che mi assicura vitto e alloggio. Ho un solo cellulare pagato 115 euro”. Per quanto riguarda il video del giuramento all’Isis della durata di 21 secondi (che si accertera’ girato nella sala mensa della struttura di Licola) ha affermato di averlo fatto per scherzo: ”volevo realizzare un video comico e avevo imparato la frase in arabo”, spiega dopo aver negato di aver utilizzato Telegram per diffonderlo. La formula del giuramento l’avrebbe trovata in rete insieme con un suo amico del Gambia, Batch Jobe. ”Si’, in Gambia sia i musulmani che i non credenti sanno chi e’ Al Baghdadi. So che e’ il capo dei terroristi dell’Isis”. Poi scoppia a piangere. ”Batch Jobe scherzava, mi chiedeva di realizzare un video e che in cambio sarei stato pagato. In passato mi ha detto anche di uccidermi in cambio di denaro, ma era un gioco”. L’indomani pomeriggio nuovo interrogatorio. ”Batch Jobe mio amico? Lavora in un negozio di cambio denaro e mi aveva dato l’utenza di una persona da contattare in caso di problemi”. Aveva chiamato quel numero circa un mese prima e l’interlocutore gli avrebbe chiesto di girare il video del giuramento. ”Dovevo realizzare il video, poi avrei ricevuto 1500 euro. Sempre la persona con quel numero mi ha chiesto di prendere una macchina e di andare addosso alle persone”. ”Ma io – precisa – non avrei mai accettato di uccidere nessuno”. Non gli sarebbe stata indicata la citta’ ma gli fu detto solo ”di prendere una macchina e investire delle persone per ucciderle”. Gli domandano delle piaghe sulla fronte che si sarebbe procurato battendo la testa sul pavimento durante le preghiere che recita da fervente musulmano. ”Io prego tutti i giorni cinque volte al giorno, anche se a volte mi dimentico e prego di meno, magari anche solo due o tre volte, la carne e’ debole”. era un “assiduo” frequentatore della moschea di Licola, vicino Pozzuoli dove da un anno viveva in un centro di accoglienza. Era sbarcato in Italia, in Sicilia, a marzo 2017 direttamente dalla Libia dove era salpato con altri connazionali. Frequentava molto la zona Flegrea e si faceva vedere spesso in giro. L’arresto per un decreto di fermo emesso dalla Procura di Napoli il 20 aprile, poi convalidato due giorni fa dal gip e’ avvenuto proprio davanti la moschea. Il richiedente asilo fermato dalla procura di Napoli con l’accusa di Terrorismo, ha parlato spontaneamente agli inquirenti della richiesta di compiere un attentato lanciandosi con un’auto sulla folla. Al momento del fermo, infatti, nessun elemento faceva pensare che Touray fosse coinvolto in un progetto del genere: il gambiano era finito sotto osservazione a causa del suo giuramento di fedelta’ al califfo Al Baghdadi e di altri elementi che indicavano una sua radicalizzazione. Durante l’interrogatorio, Touray – le cui dichiarazioni sono apparse a tratti contraddittorie e confuse – ha prima sostenuto di aver girato “per gioco” il video del giuramento, poi ha raccontato della richiesta di compiere un attentato lanciandosi sulla folla con un’auto, richiesta che gli sarebbe arrivata via Telegram da un connazionale: il giovane ha aggiunto che gli sarebbero stati promessi dei soldi in cambio di questo gesto, ma che lui non aveva mai avuto intenzione di attuarlo. Non sarebbe mai stato precisato dove e quando compiere l’ipotetico attentato.
“Non è stato sventato un attentato a Napoli o da un’altra parte. E’ stato individuato un soggetto che aveva fatto giuramento di fedeltà al califfato e che riteniamo altamente probabile potesse porsi in una condizione di dare seguito a quel giuramento. Ma tutto questo ad oggi non c’è”. Lo ha detto il capo della Polizia Franco Gabrielli, sottolineando che “è la prima volta che si arriva a un giuramento prima della commissione di un attentato. In tutti gli altri episodi i giuramenti sono stati accertati in una fase postuma, questa volta abbiamo accertato il giuramento preventivamente. Ovviamente, e lo ha sottolineato il procuratore, senza una chiara progettualità terroristica”. Gabrielli ha spiegato che “c’è tutta una serie si altre attività in corso” e che “si indaga su un ampio spettro di soggetti che a vario titolo possono essere venuti in contatto” con il 21enne gambiano”. L’arresto del presunto terrorista gambiano “è stata una operazione esemplare”. Così il ministro dell’Interno Marco Minniti parlando da Palermo. “C’è stata una grande cooperazione tra le forze di polizia, l’intelligence e la magistratura”, aggiunge Minniti.


Aggiorna le impostazioni di tracciamento della pubblicità