Camorra. Si pente il figlio di Sandokan: con gli islamici voleva uccidere il procuratore De Raho

Nicola Schiavone, il figlio del boss dei Casalesi Francesco Schiavone detto “Sandokan”, sta parlando con la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e potrebbe fare luce su vicende ancora nascoste come i patti tra imprenditoria collusa e Camorra e sugli investimenti milionari di aziende formalmente “pulite”. Il padre, Sandokan, è stato al vertice del clan per sette anni, prima di essere arrestato nel 2010 e spedito al carcere duro. In quel periodo il neo pentito che era ai vertici del clan dei Casalesi era osteggiato da Michele Zagaria che aveva deciso la sua morte. E a proposito di morte Nicola Schiavone, oggi pentito, secondo il collaboratore di giustizia Roberto Vargas, suo braccio destro, aveva deciso di uccidere l’allora procuratore aggiunto a Napoli, Federico Cafiero De Raho, oggi procuratore nazionale antimafia, e poi tutto il pool della Dda napoletana che si occupava dei casalesi. Il piano saltò perché un gruppo di terroristi islamici che vivevano nel casertano fu scoperto con l’arresto di un algerino. La collaborazione di Nicola Schiavone potrebbe aprire scenari importanti in altre fazioni della cosca dopo che nel 2014, aveva deciso di collaborare con la giustizia l’altro boss di primo piano, Antonio Iovine, arrestato nel 2010 dopo 14 anni di latitanza. Tra i boss della seconda generazione del clan dei Casalesi Nicola Schiavone sembrava essere un irriducibile, uno di quei camorristi duri e puri che non avrebbero mai accettato di scendere a patti con lo Stato. Invece il figlio primogenito dell’ex capoclan dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone ha deciso di collaborare con la giustizia e potrebbe da subito rivelare segreti in grado di far tremare i palazzi della politica, ovvero quella parte di “area grigia” che le numerose indagini della Dda di Napoli e delle forze dell’ordine non hanno ancora svelato. Un pentimento eccellente, quello del figlio di “Sandokan”, dal forte valore simbolico. Mentre era al 41bis, venti giorni fa, ha manifestato la sua volonta’ con una lettera. Ha gia’ reso le prime dichiarazioni ai sostituti procuratori Graziella Arlomede, Fabrizio Vanorio e Vincenzo Ranieri, del pool antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, che si occupa delle indagini sui clan del Casertano, reso noto da Gomorra, e che verifichera’ la veridicita’ delle sue dichiarazioni. Decine gli amministratori pubblici e i politici arrestati o comunque solo indagati e finiti sotto processo di recente per legami con i Casalesi. Il caso piu’ eclatante e’ quello di Nicola Cosentino, ritenuto il “referente nazionale della cosca casalese”, condannato a nove anni per concorso esterno in camorra, ma anche ex sindaci di Casale, come Cipriano Cristiano (condannato), sono finiti nei guai per rapporti con il clan. Nicola Schiavone ha guidato il clan dall’arresto del padre, avvenuto nel 1998. Prima in posizione piu’ defilata, poi ne ha preso in mano le redini dalla meta’ degli anni 2000. E’ rimasto reggente fino all’arresto del giugno 2010, quando fu stanato dagli investigatori della Squadra Mobile di Caserta nella sua villa-bunker di Casal di Principe, dotata di ogni confort e protetta da alte mura di cinta e da spesse cancellate. In quel momento era ricercato per il triplice omicidio di Francesco Buonanno, Modestino Minutolo e Giovan Battista Papa, fatti per i quali il rampollo del boss e’ stato condannato all’ergastolo; il massimo della pena e’ stata inflitto a Schiavone jr anche per il duplice omicidio Salzillo-Prisco, avvenuto nel marzo 2009. Veniva ritenuto un duro Nicola Schiavone, tanto che si racconta in paese che avesse ordinato alla moglie di non portare piu’ i figli alla madre dopo che questa aveva lanciato un appello al marito capoclan affinche’ si pentisse. L’esempio malavitoso di Nicola Schiavone e’ stato poi seguito anche dai quattro fratelli, tutti in carcere con l’eccezione di Ivanohe, che pure e’ stato in cella per un periodo. Di rilievo la figura del terzo fratello Carmine, che dopo l’arresto di Nicola divenne reggente del clan e fu arrestato nel 2013. L’ultimo figlio del “padrino” finito in cella e’ il secondogenito Walter, arrestato nel 2017 e a cui e’ stata contestata l’associazione mafiosa.