Strage di Raganello, così Gianfranco ha salvato i suoi figli. LA STORIA

Quando l’ondata di piena li ha sorpresi, mentre erano in escursione nelle gole del torrente Raganello, in Calabria, Gianfranco Fumarola non ci ha pensato un istante: con il proprio corpo ha fatto scudo ai suoi due figli di 11 e 12 anni che erano con lui, impedendo che la furia dell’acqua li facesse schiantare sulle rocce. Per lui, pero’, non c’e’ stato nulla da fare: portato in ospedale con gravi traumi al torace, Fumarola e’ morto a 43 anni. Sua moglie Cinzia, e il loro terzo figlio di quattro anni, si sono salvati perche’ non hanno partecipato all’escursione. Agente di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Taranto, Fumarola viveva a Cisternino con sua moglie che insegna in una scuola elementare. La famiglia andava spesso in vacanza in Calabria, poiche’ Cinzia e’ nata li’. “Gianfranco era molto legato alla famiglia e sapevo che avrebbe dato la vita per i suoi figli, come e piu’ di qualunque altro papa’”, racconta Mario Saponaro, suo amico da piu’ di 20 anni. “Era un ragazzo che amava la natura e tutti gli sport fisici”, sottolinea, “l’ultima volta l’ho visto qualche giorno fa a Cisternino dove ogni giorno correva come un treno, sempre con le sue cuffiette”. “Dopo questa notizia – afferma – manca il fiato”. Maresciallo della Guardia di Finanza e assessore al Turismo nella cittadina della Valle d’Itria, Saponaro conosce Gianfranco “da quando facevamo entrambi i camerieri nelle sale ricevimento: era un grande lavoratore e metteva sempre l’anima nelle cose che faceva”. “Era molto critico – aggiunge – e quando a Cisternino qualcosa non funzionava, mi telefonava e si arrabbiava molto anche con me, nonostante la nostra grande amicizia”. A Cisternino, aggiunge, aveva “comprato una bella casa che gli e’ costata tanta fatica, ma lui trovava sempre il lato positivo nelle cose”. La sua famiglia, adesso, e’ “molto turbata”, conclude Saponaro: “Chi se lo sarebbe mai aspettato, vai a fare una vacanza e poi…”.