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Napoli. Un midollo per salvare una vita: sabato 27 ottobre tutti in piazza per aiutare il piccolo Alessandro

Sabato 27 ottobre, nella centralissima piazza Trieste e Trento a Napoli, sarà possibile effettuare il test di compatibilità per la donazione del midollo osseo al piccolo Alessandro dove sarà presente uno staff di medici dell’Admo. Sarà possibile farlo dalle nove del mattino fino alle sette di sera e si tratterà di un semplice tampone salivare ma bisognerà avere tra i 18 e i 35 anni, pesare più di 50 kili ed essere in un perfetto stato di salute. Tutte le informazioni necessarie sono raccolte nella pagina Facebook dedicata al piccolo dove, tra l’altro, è possibile mettersi in contatto anche con i volontari dell’associazione. Chi non potrà recarsi in piazza Trieste e Trento, ma vorrà ugualmente sottoporsi agli esami può rivolgersi tutti i giorni al Secondo Policlinico di Napoli (via Pansini 5, edificio 9). Per ulteriori informazioni è possibile telefonare allo 081 746 25 33 oppure allo 081 746 25 31.
Il piccolo Alessandro Maria ha solo un anno e mezza ed è nato alla trentesima settimana di gravidanza. I dottori gli avevano dato pochissime speranze al piccolo ma fortunatamente fino ad oggi resiste anche se le cose si sono complicate nell’ultimo periodo.
I genitori de piccolo hanno scritto una lettera accorata, un appello che in poche ore ha fatto il giro del paese, da Verona, città natale del padre del piccolo, a Napoli, dove invece è nata la mamma. Una gara di solidarietà che si concluderà sabato.
“Dare il midollo oggi è davvero semplice e non è più necessario l’intervento in sala operatoria. Le cellule staminali si possono donare con un semplice prelievo di sangue, con la stessa siringa che si usa quando si va a donare il sangue, con l’unica differenza che mentre i gruppi sanguigni sono quattro, che combinati ai 2Rh positivo e negativo danno un totale di otto tipologie di sangue, le combinazioni di midollo osseo sono oltre 9 miliardi” – si legge nella lettera appello. Il bambino è affetto da linfoistiocitosi emofagocitica, più conosciuta in medicina come Hlh, una malattia genetica rarissima che colpisce solo lo 0,002 per cento dei neonati e che non lascia speranze di vita senza il trapianto del midollo osseo con un donatore compatibile in tempi rapidissimi. La famiglia di Alessandro vive a Londra da prima della sua nascita, avvenuta a sette mesi di gravidanza “con tutti i problemi che ne sono venuti, a cominciare da quelli respiratori per via dei polmoni che non si erano del tutto sviluppati. E poi non aveva piastrine e soffriva di emorragie interne”, racconta il papà di  Alessandro.
Dopo due mesi in ospedale le cose erano migliorate e il bambno può fare finalmente ritorno a casa con i soi genitori ma una volta in Sardegna per le vacanze estive, il piccolo comincia ad avere febbre alta: “Inizialmente i medici pensavano a una banale influenza estiva, purtroppo non era così. Decidemmo di tornare subito a Londra per cercare di capire che cosa gli stesse accadendo: dopo quasi due settimane con la febbre a quaranta e una serie infinita di esami in ben tre ospedali, finalmente i medici capirono che cosa avesse Alessandro. Una malattia mortale se non viene identificata e curata nel primo mese di vita. È un miracolo che Alessandro sia vivo”, continua il papà di Alessandro. Il bamino al momento viene curato con un farmaco sperimentale, l’unico in tutta l’Inghilterra ad assumerlo. Purtroppo però la proteina contenuta nel farmaco viene facimente metabolizzata dal corpo, quindi, secondo i medici, in breve tempo il faraco perderà il suo effetto. “Abbiamo circa cinque settimane per trovare una persona che abbia il midollo compatibile con il suo e procedere al trapianto. La nostra compatibilità con lui è del cinquanta per cento, troppo bassa per garantirne il risultato. Contiamo molto sui donatori che sabato andranno in piazza per provare il tampone, è l’unica possibilità che abbiamo di salvare nostro figlio. Voglio rassicurare tutti: se dovesse venire fuori un donatore compatibile, per dare il suo midollo dovrà sottoporsi solo ed esclusivamente a un prelievo di sangue, nulla di più. Non abbiate paura”, conclude.

Antonio Carlino

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