Truffa del Parmigiano pari a 35 milioni di euro: tre in manette e 26 indagati

Truffa del Parmigiano Reggiano, 3 persone arrestate in provincia di Frosinone. La Guardia di Finanza ha scoperto una mega truffa milionaria che un gruppo di persone, capeggiate da un imprenditore di caratura criminale elevata, avevano organizzato a danno del Consorzio Reggiano ed altre notissime aziende specializzate nella produzione e distribuzione di generi alimentari in Italia. La misura cautelare in carcere e’ stata applicata a D.A., 51enne di Cassino (Frosinone), mentre ai domiciliari sono finiti M.G., 64enne di Grosseto e L.P., 45enne di Baiano (Avellino), accusati rispettivamente di essere capo e promotori di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ed alla frode fiscale nel settore della grande distribuzione alimentare. Nell’ambito dell’operazione, denominata “Il Cavaliere nero”, sono tuttora in corso i sequestri di beni mobili e immobili, conti correnti e quote societarie per un valore di circa un milione di euro riconducibili all’organizzazione, che avrebbe movimentato un giro di truffe e fatture false per 35 milioni. Ventisei le persone e 14 le societa’ a vario titolo coinvolte nella maxi frode. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata dalla rilevante entita’ del danno procurato ai fornitori, dall’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti all’omessa ed infedele dichiarazione, dalla falsita’ ideologica alla intestazione fittizia di beni e alla truffa ai danni dello Stato. Le indagini hanno preso avvio da un controllo su strada di un furgone che trasportava prodotti alimentari dei quale il conducente non e’ stato in grado di giustificare il possesso ne’ chiarire la provenienza. Il “sistema” smantellato dagli investigatori era articolato su diverse societa’ ‘cartiere’ e su vari prestanome riconducibili al gruppo criminale, che acquisivano credibilita’ sul mercato presentando bilanci contenenti informazioni non veritiere sulle proprie condizioni economiche, patrimoniali e finanziarie; inoltre, presentavano false dichiarazioni d’intento relative all’esportazione della merce all’estero al fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto. Dopo aver instaurato rapporti commerciali e carpito la fiducia dei fornitori con iniziali operazioni andate a buon fine, gli appartenenti all’organizzazione eseguivano ordini di merce di ingente valore senza procedere al pagamento di quanto dovuto.