Mattarella: “L’Italia ha bisogno di unità”. Poi parla di Inter-Napoli: “Lo sport è altra cosa”

L’Italia ha un gran bisogno di unità e ha l’esigenza di riconoscersi come ‘comunità di vita’ che condivide valori, prospettive, diritti e doveri. E’ questo il paese che Sergio Mattarella ‘ascolta’ nei suoi viaggi ed è questa l’immagine dell’Italia che vuole difendere. A poche ore dalla mezzanotte e dall’avvio del 2019, il capo dello Stato parla ai cittadini, nel tradizionale discorso di fine anno e lo fa dalla casa di tutti gli italiani, il Quirinale. L’inquilino del Colle cambia ancora una volta location per il suo quarto anno da Presidente della Repubblica, scegliendo lo studio alla Palazzina, luogo di lavoro, in cui passa la maggior parte delle sue giornate. Mattarella non fa un bilancio sull’anno appena finito, ma qualche considerazione. “Nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e anche quel che fanno nella vita quotidiana”, il presidente della Repubblica invita a sentirsi di nuovo comunità, cioè “condividere valori, prospettive, diritti e doveri, pensarsi dentro un futuro comune, da costruire insieme”. Comunità significa anche “responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese” ed “essere rispettosi gli uni degli altri”. I temi sono tanti, ma è dalla sicurezza che il capo dello Stato parte cosciente che in questo momento “è particolarmente forte in alcune aree del Paese dove la prepotenza della mafia si fa particolarmente sentire”. Sicurezza però, sottolinea, “è anche lavoro, istruzione, più equa distribuzione delle opportunità per i giovani, attenzione per gli anziani, serenità per i pensionati, dopo una vita di lavoro. Tutto questo si realizza più facilmente superando i conflitti e sostenendosi l’un l’altro”. Per questo racconta della sua visita a Torino e della cittadinanza onoraria che ha ricevuto di un luogo immaginario chiamato ‘Felicizia’. “Un luogo di sogno”, nota il presidente “ma dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia”. Poi un’accorata difesa dei “buoni sentimenti” oggi massacrati continuamente dalle accuse di “buonismo” che fioccano sui social: “Non dobbiamo aver timore di manifestare buoni sentomenti che rendono migliore la nostra società”. Il presidente della Repubblica difende la solidarietà e tutti quelli che lavorano per renderla effettiva: “E’ l’Italia che ricuce e che dà fiducia. Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del No Profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà”. E qui Mattarella non rinuncia a togliersi un sassolino dalle scarpe, bacchettando il governo sull’Ires alle società no profit: “Anche per questo vanno evitate ‘tasse sulla bontà’”. Il capo dello Stato, attento osservatore del quotidiano, non può non soffermarsi su quanto accaduto a Milano prima di Inter-Napoli: “Il modello di vita dell’Italia non può essere ‘ e non sarà mai ‘ quello degli ultras violenti degli stadi di calcio: estremisti travestiti da tifosi che alimentano focolai di odio settario, di discriminazione, di teppismo”. “Lo sport è un’altra cosa” sentenzia il presidente e invita “i pubblici poteri e le società di calcio a contrastare e debellare questi fenomeni”.Un breve passaggio Mattarella lo dedica alla manovra approvata e, anche qui, non risparmia frecciatine su come è stata condotta la partita dal Governo in Parlamento. “Avere scongiurato l’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte, è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità” spiega, ma “la grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali, richiedono, adesso, un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento”. Il Capo dello Stato si augura che Parlamento e governo trovino “il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto”. Mattarella sa che il Paese deve affrontare nel nuovo anno tante e grandi sfide, come la mancanza di lavoro “che si mantiene a livelli intollerabili. L’alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani. La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta, pur con risultati significativi di imprese e di settori avanzati. Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio”. Non bisogna arrendersi, esorta il capo dello Stato: ” Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo” anche se “non ci sono ricette miracolistiche”