Napoli. Truffa dello specchietto: in manette 42enne

Durante la mattinata del 14.05.2019, durante il consueto servizio di repressione 
dei reati predatori in ambito autostradale, personale della Squadra di Polizia 
Giudiziaria di questo Compartimento Polstrada, notava due veicoli fermi nella 
corsia di decelerazione dello svincolo di “Capodichino” della Tangenziale di 
Napoli. 
I conducenti, un uomo e una donna, erano intenti a discutere, osservando i veicoli 
ed indicando i paraurti, pertanto era molto probabile che fosse quello lo scenario 
del fenomeno “della truffa dello specchietto”. 
Il personale operante, sulla scorta delle conoscenze investigative attinenti a detto 
fenomeno ma soprattutto dalle pregresse informazioni raccolte relativamente ad 
un gruppo di soggetti che nell’ultimo periodo stavano perpetrando delitti 
analoghi, decideva di procedere al controllo di queste persone. 
Alla vista dei poliziotti uno dei soggetti, R.G. nato a Napoli classe 77, a bordo del 
proprio veicolo si dava alla fuga, imboccando contromano la rampa di 
immissione della Tangenziale, creando panico e pericolo all’altrui incolumità. ma 
soprattutto, opponendosi con violenza all ‘operato degli operatori intervenuti. 
Prima che lo stesso con la propria azione, potesse creare ulteriori e irreparabili 
danni, veniva bloccato e accompagnato presso gli Uffici della Squadra di Polizia 
Giudiziaria, dove veniva denunciato in stato di arresto per resistenza a Pubblico 
Ufficiale e deferito all’Autorità Giudiziaria per il reato di truffa. 
L’azione violenta di R.G era scaturita appunto dalla volontà di sottrarsi al 
controllo di Polizia in quanto colto nella Flagranza del reato di truffa che lo 
stesso stava perpetrando ai danni di una ignara utente della strada, alla quale il 
criminale, esperto e scaltro, aveva attribuito, con raggiri e artifizi, la colpa di un 
presunto ma mai occorso incidente stradale, simulando la cosiddetta “truffa dello 
specchietto” 
Inoltre ad aggravare la posizione del soggetto è il fatto che lo stesso, al fine di 
rendere più credibile la storia da raccontare al malcapitato di turno, portava con 
se le proprie figlie di IO e 12 anni 
R.C. su diposizione dell’Autorità Giudiziaria Partenopea, veniva tradotto presso 
il domicilio per poter essere il giorno seguente giudicato con il rito per 
Direttissima.