Calcio

Una storia da Eurovincente: sessanta candeline per Re Carlo Ancelotti

Nell’Olimpo tra i migliori allenatori del mondo, Carlo Ancelotti occupa una posizione speciale. Potrebbe esserne il gotha, ma sotto questo senso il parere è strettamente soggettivo, nonostante i numeri eclatanti. Sessanta candeline spente ed un passato alle spalle costellato di successi professionali, da calciatore e allenatore.
– LA CARRIERA – Nato a Reggiolo, in Emilia Romagna, con una squadra romagnola, il Parma, mette in luce le sue doti, facendo innamorare il Barone Liedholm che lo vuole con sè alla sua Roma per equilibrare il suo centrocampo. Arriva poi la chiamata del Milan di Berlusconi il quale, nonostante qualche perplessità, regala a Sacchi il calciatore che tanto aveva atteso. Assieme ad Arrigo e una straordinaria rosa, i rossoneri padroneggeranno per lunghi anni. Appese le scarpette al chiodo è l’ora di sedere in panchina. E chi se non lui, che già da calciatore fungeva da allenatore in campo, scandendo i tempi di gioco come pochi al mondo. Porterà la Reggiana in serie A prima di guidare il Parma, giunto secondo in campionato. Arriva poi la chiamata della Juventus dell’avvocato Agnelli, suo grande estimatore, ma la stessa stima non era condivisa da Umberto il quale non ci pensò due volte prima di liquidarlo. Il destino riserva per Carletto un ritorno a ‘casa’, ma non a Reggiolo, bensì a Milano, sponda rossonera (nonostante da piccolo fosse interista). Con Galliani e Berlusconi il lungo percorso durato otto anni si concluderà con uno scudetto e due Champions, prima che Ancelotti scelga di mettere il naso fuori casa e non dalla sua campagna emiliana, ma oltre confine. Saranno Chelsea, Psg, Real Madrid e Bayern Monaco le sue tappe prima del rientro in Italia, a Napoli dove ad attenderlo c’è il presidente De Laurentiis e “una sfida molto eccitante” da vincere…come nel suo stile.
– PREFERISCO LA COPPA – non poteva essere diverso il titolo della biografia di Ancelotti: il feeling instaurato con le competizioni europee racchiudono la grandezza del campione: tre Coppe dalle grandi orecchie (come lui solo Bob Paisley e Zinedine Zidane): due col Milan e la ‘decima’ col Real Madrid; campione d’Europa quindi con due diversi club, impresa riuscita a Ernst Happel, Ottmar Hitzfeld, Josè Mourinho e Jupp Heynckes; figura tra i sette protagonisti del calcio ad aver conquistato la Coppa dei Campioni sia da calciatore, sia da allenatore, per di più con la stessa squadra, il Milan. In questa particolare categoria lo accompagnano Miguel Munoz, Johan Cruijff, Frank Rijkaard, Giovanni Trapattoni, Josep Guardiola e Zinedine Zidane; ha disputato quattro finali di Champions League (contando anche l’harakiri di Istanbul) come accaduto a Munoz, Alex Ferguson e Marcello Lippi. Ha conquistato in totale sette coppe europee, padroneggiando pertanto in questa classifica: vince una Coppa Intertoto con la Juventus, due Champions League e due Supercoppe Europee col Milan e con il Real Madrid una Champions e una Supercoppa.
– DICONO DI LUI – “Ogni giocatore dovrebbe avere l’opportunità di lavorare con lui perché è un grande allenatore” dirà un certo Cristiano Ronaldo quando Ancelotti era già lontano dalla capitale spagnola e a sedere sulla panchina dei Blancos c’era Rafa Benitez (ex Napoli). Una stima reciproca tra CR7 e Re Carlo consolidata e mai nascosta nel corso degli anni. E ancora: “Per me è come un padre visto quanti consigli mi dà. È un tecnico che ti aiuta molto e lo ringrazierò a vita per la possibilità che mi sta concedendo”. Parole di Marco Verratti, calciatore del Psg, ma sarà Hernan Crespo, tra i protagonisti della rovinosa notte di Istanbul, a dare una chiave di lettura dello spessore umano ancelottiano: “Per lui sei sempre la stessa persona. Se ti stima, lo fa sia che tu vinca sia che tu perda. Per altri allenatori il risultato cambia la prospettiva, e questo non mi sta bene”. CLICCA QUI E METTI MI PIACE ALLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK

Antonio Citarelli

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