L’1 maggio 1994, il Gran Premio di Imola e le morti di Senna e Ratzenberger

Era il 1 maggio 1994 quando  Ayrton Senna perdeva la vita sul circuito di San Marino, lo stesso che poche ore prima aveva spezzato la vita di Roland Ratzenberger

La sequenza dei gravi incidenti ebbe inizio già nelle prove libere del venerdì, quando la Jordan guidata da Rubens Barrichello, uscì dalla traiettoria alla Variante Bassa, attraversando il cordolo esterno e sbattendo violentemente contro le reti di protezione dopo vari rimbalzi. Le prove vennero immediatamente interrotte, Barrichello venne estratto dall’auto privo di sensi e rianimato dai soccorsi: per lui frattura al setto nasale, tagli alla bocca, braccio rotto, costola incrinata ed una leggera amnesia.

Durante le prove ufficiali del sabato, la Simtek dell’austriaco Roland Ratzenberger , giunta al rettilineo della Curva Tamburello, ruppe l’ala anteriore. I 306 km\h si rivelarono letali per il pilota, l’auto divenne ingestibile e finì per sbattere violentemente nel muro successivo alla curva. Il pilota apparve immediatemente in gravi condizioni, privo di sensi, i soccorsi riuscirono a rianimarlo ma la frattura alla base cranica si rivelo’ letale: Retzenberger morì 7 minuti dopo l’arrivo in ospedale.

Il decesso del pilota venne ricollegato al di fuori del circuito e di conseguenza lo stesso non venne sequestrato, come la legge italiana imponeva a seguito di un incidente mortale su pista. Le prove continuarono ma molti piloti, tra i quali anche Senna, decisero di non effettuare altri giri.

Nella mente di tutti ritornano le immagini di Senna alla fine delle prove, con lo sguardo fisso sulla Curva Villeneuve, intento ad osservare le condizioni della pista.

Il giorno della gara il primo incidente avvenne immediatamente alla partenza, la Benetton du Lehto ebbe un problema tecnico e non riuscì a muoversi dal posto di partenza. Non tutte le auto riuscirono ad evitarlo, Pedro Lamy colpì violentemente l’autovettura non riportando però alcun ferimento. I detriti provocati dall’impatto colpirono uno spettatore in tribuna che rimase qualche giorno in coma.

Sulla pista entrà la safety car per permettere la pulizia della pista e causando le proteste da parte di alcuni piloti, timorosi di perdere posizioni. Alla ripresa della gara, Senna era in testa, seguito subito dopo da Schumacher. Nel corso del settimo giro, alle ore 14:17, l’auto del brasiliano superò la Curva del Tamburello alla velocità di 137 km\h. In quello stesso attimo, il piantone dello sterzo cedette e rese ala vettura ingestibile. Senna frenò bruscamente e in 2 secondi l’auto impattò contro il muro. La Williams rimbalzò sulla pista, finendo 50 mt piu’ avanti. Una sospensione dell’auto si spezzò con ancora attaccata la gomma, la quale colpì violentemente Senna in testa, provocando un trauma cranico. Il braccio scheggiato della sospensione entrò nel casco attraverso la visiera, ferendo il pilota nel lobo frontale destro. Il pilota non si mosse e la direzione della gara espose la bandiera rossa.

I soccorsi chiesero immediatamnte l’intervento dell’elicottero per trasportare Senna in ospedale. Negli stesis momenti, qualcuno autorizzò un pilota a ripartire, il francese Erik Comas, arrivò alla curva del Tamburello ad alta velocità, evitando di investire i soccorsi solo con una manovra dell’ultimo secondo. Lo stesso scese dalla vettura per accertarsi delle condizioni del collega, incredulo dalla situazione. La gara continuò ugualmente ed a dieci giri dal termine, la Minardi di Alboreto, perse una delle due ruote posteriori, la quale finì contro i tecnici delle altre scuderie. Tre i tecnici feriti. Alla fine della gara, Schumacher arrivò primo davanti a Larini e Hakkinen. I tre decisero di non festeggiare.

A gara finita tutti si accertarono delle condizioni di Senna, il pilota era stato trasferito all’ospedale di Bologna. I medici provarono subito a trattare l’insufficienza cardiaca e respiratoria in cui versava Senna, fino a stabilizzare quasi il polso. Le Tac e l’elettroencefalogramma rivelarono comunque la morte celebrale del pilota.

Il fratello Leonardo chiamò un prete per l’estrame unzione, Senna morì alle 18:37 ma nel referto l’ora effettiva della morte avvenne alle 14:17, ora dell’impatto.

La morte di Senna portò ad una vera rivoluzione nel mondo della Formula 1. Il circuito di Santerno venne ridisegnato e venne introdotto il limiti di velocità ai box. I pilota ricostituirono un nuovo sindacato, onde esprimere in modo unitario il proprio parere nel governo del mondiale di Formula 1. La presidenza andò a Michael Schumacher.

 

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