Partorire ai tempi del Coronavirus, l’esperienza della neo mamma Elena al GOM di Reggio Calabria

La natura prosegue imperterrita nel proprio viaggio nonostante un periodo estremamente delicato come quello che il mondo intero sta vivendo. Il ciclo della vita continua e i bambini vengono alla luce, innocentemente e silenziosamente, ignari di quello che accade al mondo esterno.

Partorire ai tempi del Coronavirus – Non è sicuramente l’esperienza che una mamma e un papà si erano immaginati nel corso dei nove mesi di gravidanza. Il giorno del parto, per tutte le donne che hanno la fortuna di viverlo, è il giorno che verrà ricordato per il resto della vita. Ci si immagina circondati dal sostegno di parenti, amici e del proprio compagno di vita. Invece, dopo l’esperienza spossante del parto, ci si ritrova da sole, in un stanza isolata e con la paura di ciò che potrebbe accadere.

Al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, a separare la gioia della nascita dall’accurato isolamento dal padiglione Covid, è stata questione di organizzazione e duro lavoro da parte del personale sanitario.

A raccontare l’esperienza del parto ai lettori di Onlinemagazine.it ci ha pensato Elena Pietropaolo che, insieme al marito Umberto Spinelli, hanno ricevuto la gioia più grande della loro vita, la nascita della piccola Sophia.

Vorrei ringraziare innanzitutto i reparti di ginecologia e ostetricia – le parole della neo mamma Elena- dalle Oss alle ostetriche. Tutte persone gentili e disponibili nonostante un periodo così delicato. Un’esperienza positiva anche quella in sala operatoria. Vorrei ringraziare gli anestesisti che sono stati dolci e apprensivi nel seguire il parto. Un ringraziamento particolare anche al ginecologo Davide Laganà che mi ha seguita in ogni momento della gravidanza, dimostrando estrema professionalità e grande umanità. Non è stato bello affrontare il parto senza la vicinanza della propria famiglia, ma tutti gli infermieri, medici, Oss, mi hanno dimostrato grande supporto e vicinanza. Un’esperienza che sicuramente non dimenticherò e che adesso porta il nome di Sophia”.

 

 

 

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