Spiagge, solo il 42% è libero e balneabile

Oltre il 50% delle spiagge è soggetto a concessioni, l’8% inquinato e il restante libero. Sono i dati del report Spiagge di Legambiente

Nell’Estate del Covid, si confermano alcune tendenze ma troviamo anche sorprese lungo le coste italiane. La prima è che trovare un posto libero dove prendere il sole liberamente e gratuitamente è sempre più difficile. Aumentano, infatti, le concessioni balneari, che a oggi interessano oltre il 50% delle spiagge italiane, inoltre 8% di costa non balneabile perché il mare è inquinato. A dirlo è il nuovo rapporto Spiagge di Legambiente, che come ogni anno fotografa la situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere del Belpaese, insieme a Goletta Verde storica campagna dell’associazione ambientalista che monitora la qualità delle acque del mare.

Legambiente ha messo assieme i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di Regioni e Comuni, e analizzato foto aeree per stilare una classifica dei primi dieci Comuni costieri con la maggiore occupazione di spiagge in concessione, nella quale figurano Alassio (SV), Jesolo (VE), Forte dei Marmi (LU), Rimini, Lido di Ostia (Roma), San Benedetto del Tronto (AP), Alba Adriatica (TE), Pozzuoli (NA), Giardini Naxos (ME) e Mondello (Palermo). Lungo lo Stivale si registra una situazione composita, ma nel complesso decisamente allarmante per chilometri sottratti alla libera fruizione. E laddove non si osserva un incremento delle concessioni, il motivo è da ricercare nella mancanza di spiagge libere, come in Versilia in Romagna, dove meno del 10% dei litorali è spiaggia libera, un risultato che è però spesso la somma di corridoi tra gli stabilimenti e di zone in cui è vietata la balneazione. Il record a Forte dei Marmi, dovelungo4,7 km di linea costiera si contano 125 stabilimenti, per un’occupazione del 93,7% della costa. Mentre in Liguria ed Emilia-Romagna quasi il 70% è occupato da stabilimenti balneari, in Campania il 67,7%, nelle Marche il 61,8%. Preoccupa la situazione in Sicilia, dove la percentuale di spiagge in concessione è più bassa che in altre regioni, ma nel 2019 sono state presentate oltre 600 richieste di nuovi stabilimenti. A confermare la necessità di controlli sono le alcune situazioni di illegalità come a Ostia o Pozzuoli, dove muri e barriere impediscono vista e accesso al mare.

Oltre la spiaggia, il mare. Dove però non sempre è facile fare un bagno in tratti di costa puliti, come emerge dai dati 2020 del portale Acque del Ministero della Salute, elaborati da Legambiente. Il7,8% dei tratti sabbiosi in Italia – tra chilometri di costa interdetti e abbandonati, per oltre 259 chilometri – è sottratto alla balneazione per ragioni di inquinamento, in special modo in Sicilia, Calabria e Campania che in totale contano circa 73,5 km sui 90 interdetti a livello nazionale; mentre sono complessivamente 169,04 i chilometri di costa “abbandonati” in tutta Italia. Il risultato è che la spiaggia libera e balneabile nel nostro Paese si riduce mediamente al 40%, ma con grandi differenze tra le Regioni.

Mentre l’attenzione si concentra su ombrelloni e stabilimenti, a dover preoccupare è la scomparsa delle spiagge per l’aggressione dell’erosione costiera. Dal 1970 i tratti di litorale soggetti a erosione sono triplicati e oggi ne soffre il 46% delle coste sabbiose, con tendenze molto diverse tra le regioni e picchi del 60% e oltre in Abruzzo, Sicilia e Calabria. In media è come se avessimo perso 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1.750 km di litorale in erosione. Se i dati sono inequivocabili a preoccupare è quanto potrà avvenire in uno scenario di cambiamenti climatici e innalzamento del livello del mare come quello in atto, con 40 ambiti costieri a rischio di inondazione secondo gli scenari elaborati da Enea. Intanto aumentano i danni economici nei prossimi anni rischiano di essere davvero rilevanti. Se ne sono accorti a Milano Marittima la scorsa estate, quando una tromba d’aria ha provocato danni stimati per la sola parte pubblica a 2 milioni di euro. Mentre secondo l’UE l’impatto sulle coste europee di questi fenomeni ha provocato danni pari a 7 miliardi di euro all’anno, ma che, si stima, passeranno a 20 miliardi di euro all’anno nei prossimi anni, con una popolazione colpita pari a 10 milioni di europei.

Le notizie positive vengono dalla crescita di stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità. Tantissimi, e molti nuovi, quelli raccontati nel rapporto che hanno scelto di diventare “plastic free”, di investire sul solare, salvaguardare le dune, valorizzare prodotti a km zero, prevedere spazi ad hoc per chi si muove in bici o con mezzi di mobilità elettrica, utilizzare legno e altri materiali naturali e leggeri per le strutture, consentendo la vista del mare senza barriere e la convivenza tra parti libere e in concessione.

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