Gaetano Riina malato, il tribunale nega i domiciliari al fratello del Capo dei Capi

Gaetano Riina è uno degli anziani più reclusi d’Italia. La fine della sua pena è prevista per il 2023

Niente arresti domiciliari per Gaetano Rina, così come richiesto dai suoi legali per motivi di salute. Il fratello minore del “Capo dei Capi” Totò Riina resta in carcere nel Torinese dove sta scontando una condanna per partecipazione ad associazione di stampo mafioso inflitta dalla Corte d’appello di Napoli.

Il tribunale di sorveglianza del capoluogo piemontese ha respinto l’istanza presentata dai suoi legali. A nulla sono servite le considerazioni sull’età e di salute e su un curriculum criminale che, secondo le difese, non è sovrapponibile a quello del fratello, morto in carcere a 87 anni nel 2017. Soffre di varie patologie e per circa un mese è stato ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale Molinette. Ma non è la prima volta chiede di uscire. I primi due tentativi andarono a vuoto nel 2019, quando i giudici misero l’accento sulla “natura offensiva dei reati commessi”. La scorsa primavera fu presentata un’altra istanza anche sull’onda dell’emergenza Covid, che nel resto d’Italia stava portando molti boss verso la detenzione domiciliare. Gaetano Riina è stato arrestato nel 2011. Ai carabinieri risultava che stesse lavorando alla riorganizzazione di Cosa Nostra nel Corleonese.
Anni dopo si aggiunse l’accusa di avere stretto un accordo con il clan camorristico dei Casalesi per un traffico illecito di prodotti ortofrutticoli.

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