Covid: scattano le prime chiusure nelle regioni. In Campania ritorna l’autocertificazione

Il Governo chiede condivisione e collaborazione ma le regioni già procedono in autonomia

In Campania ritornerà l’autocertificazione per gli spostamenti consentiti a livello interprovinciale solo per motivi di necessità. “La limitazione degli spostamenti interprovinciali, se non giustificati – previa autocertificazione – da motivi di lavoro, sanitari, scolastici, socio-assistenziali, approvvigionamento di beni essenziali“. E’ un’anticipazione di una nuova ordinanza che il Governatore della , Vincenzo De Luca, firmerà nelle prossime ore. Anche questa volta la Campania è stata la prima regione ad adottare restrizioni alle quali si sono poi accodate anche altri presidenti di regione. Il caso Campania sicuramente non è stato preso bene a Roma dove il Premier Conte e il Governo pur lasciando autonomia alle regioni hanno chiesto ai governatori di condividere le scelte. Anche questa volta lo “sceriffo” ha deciso di proseguire con la linea del pugno di ferro, annuncia di aver deciso di “chiudere tutto” dalle ore 23 alle 5, a partire da venerdì prossimo. Non solo, perché è vero che da lunedì riaprirà le scuole elementari della regione, non sarà possibile spostarsi tra le cinque province della Campania, se non per motivi di lavoro, sanitari, scolastici, socio-assistenziali, approvvigionamento di beni essenziali. Con tanto di ritorno in campo della famigerata (e temuta) autocertificazione. A Roma non l’avranno presa bene. Perché, a poco a poco, anche altri colleghi hanno deciso di seguire l’esempio e avvalersi della facoltà di varare misure più restrittive. In primis la Lombardia  che ha chiesto e ottenuto dal Governo il coprifuoco dalle 23 alle 5, fino al prossimo 13 novembre. Anche il Piemonte vira diretto verso una stretta. Il governatore Alberto Cirio, infatti, annuncia la didattica a distanza al 50% per le scuole superiori, da lunedì, e la chiusura dei centri commerciali nei fine settimana. Un segnale importante in una fase in cui le contromosse di Roma per arginare i contagi di non sembrano convincere più di tanto. Eppure il governo ha già cambiato alcuni punti dell’ultimo Dpcm, come quello che assegnava ai sindaci il compito di chiudere strade e piazze a rischio assembramento. Il passo indietro è arrivato dopo un dialogo molto intenso tra il presidente dell’Anci, Antonio Decaro e Giuseppe Conte.

Il premier è consapevole che la situazione può facilmente sfuggire di mano in una situazione difficile come quella che il nostro Paese si trova a vivere, infatti corre ai ripari con quello che sembra un vero e proprio appello alle Regioni e ai sindaci: “In queste ore si stanno decidendo delle misure restrittive ma localizzate, bisogna entrare nella prospettiva che possono essere decise a livello territoriale, ma raccomandiamo di mantenere un coordinamento nazionale e una costante collaborazione, in particolare con il ministro della Salute”.  Appello fatto proprio subito da Giovanni Toti in Liguria, che dopo aver sentito Roberto Speranza, ha scelto di firmare un’ordinanza che da lunedì attiverà la didattica a distanza “per tutti gli alunni delle superiori, ad esclusione della prima superiore, per almeno un 50% degli studenti”. Ovvero, nel pieno dell’autonomia della scuola, chiediamo che ruotino tra didattica a distanza e didattica in presenza”. Inoltre, nello stesso documento c’è il divieto totale di assembramento nell’intera Regione. Questo vuol dire che si può “uscire di casa, andare al lavoro, al ristorante e a fare gli acquisti, ma è vietato stazionare, assembrarsi, fermarsi all’aperto in gruppi, perché può comportare situazioni di reale rischio”, spiega il governatore In uno scenario simile, al capo del governo saranno suonate come musica le parole di Stefano Bonaccini: Non ci saranno nemmeno in Emilia Romagna. Il presidente invita, però, a essere “sempre pronti in ogni momento ad assumere decisioni che vadano a ridurre l’impatto epidemiologico”. Ma nessun ‘lucchetto’, per ora: “Altrimenti rischiamo una pandemia economica”.

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