Covid, epidemia in calo in Italia. Alcune regioni con indice di contagio sotto l’1: dieci regioni ancora a rischio alto

Segnali positivi su scala nazionale ma in alcune regioni è ancora allerta 

L’epidemia rallenta. I primi segnali delle scorse settimane sono più nitidi nell’ultimo monitoraggio prodotto da ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, che fotografa un indice Rt ormai vicinissimo a 1 (1,08), in calo rispetto all’1,18 della settimana precedente, con 10 regioni che hanno già un indice inferiore a 1, ossia sono ufficialmente in discesa. L’epidemia in Italia, rilevano gli esperti, “seppur intensificandosi per gravita’ a causa di un aumentato impatto sui servizi assistenziali, mostra una riduzione nella trasmissibilita’ rispetto alla settimana precedente e questo e’ un segnale di impatto importante delle misure di mitigazione introdotte”. Ma non è il momento di cantare vittoria: dieci Regioni sono ancora “classificate a rischio Alto di una trasmissione di SARS-CoV-2”. Si tratta di Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Fvg, Lombardia, Bolzano, Puglia, Sardegna e Toscana, cui si aggiunge la Calabria, giudicata “non valutabile” e quindi equiparata a rischio alto. E ancora, in 17 regioni risulta superata la soglia critica di occupazione posti letto, in area medica o in terapia intensiva. Insomma, rilevano ministero e Iss, l’epidemia è in chiaro rallentamento, ma “si conferma la necessità di mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone.

E’ fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie, e rimanere a casa il più possibile”.

Rimane essenziale “evitare gli eventi aggregativi (mass gatherings) che, se effettuati, porteranno ad un rapido nuovo aumento nel numero di nuovi casi”. I dati, sottolineano gli esperti, “sono incoraggianti e segnalano l’impatto delle misure di mitigazione realizzate nelle ultime settimane”, ma “l’incidenza rimane ancora troppo elevata per permettere una gestione sostenibile, pertanto sarà necessario raggiungere livelli di trasmissibilità significativamente inferiori di 1 consentendo una rapida diminuzione nel numero di nuovo casi di infezione e, conseguentemente, una riduzione della pressione sui servizi sanitari territoriali ed ospedalieri”. Intanto i dati di oggi sembrano confermare un calo ormai consolidato, almeno su base settimanale: 28.352 nuovi casi, 700 meno di ieri (ma con meno tamponi) e soprattutto 9mila casi meno di venerdì scorso, tradizionale giorno di picco settimanale (due settimane fa proprio di venerdì si toccarono i 40.902 casi, record assoluto da febbraio). Una discesa che più dell’indice Rt (che fa riferimento a oltre una settimana fa) viene fotografata dall’andamento dei ricoveri: quelli in regime ordinario sono 354 in meno, e le terapie intensive, che hanno visto ieri il primo calo della prima ondata, si confermano con 64 unità in meno. Mentre sono dati ancora da consolidare, ma che ormai si verificano sempre più spesso, quelli relativi alle guarigioni, anche oggi record con 35.467 guariti/dimessi, che superano i nuovi casi del giorno tanto da portare anche oggi, come successo mercoledì, a un calo degli attualmente positivi, -7.952. Primissima boccata d’ossigeno per le strutture sanitarie ancora sommerse dalla seconda ondata, ma i numeri restano impressionanti: malgrado la frenata, sono ancora 33.684 i ricoverati nei reparti, e 3.782 quelli in terapia intensiva.

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