vita degli artisti
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Droghe, alcool e prostitute: la pazza vita degli artisti. Ma a noi cosa importa?

I più grandi geni del passato e non hanno avuto o hanno problemi con sostanze proibite o con la vita mondana. Sono così importanti questi dettagli al cospetto della loro arte? No, decisamente, no

“Era un drogato”; “Era sfatto, un esempio da non seguire”; “Andava a prostitute, un uomo proprio senza valori”. Queste sono solo alcune delle frasi dedicate a Diego Armando Maradona nel giorno della sua morte e nelle ore successive. Molti gli utenti sui social che stanno dando sfogo alla loro becera frustrazione, ma non solo. Anche nelle nostre simpatiche reti nazionali non si sta facendo altro che cercare di analizzare la vita privata di Diego. Sarebbe stato troppo facile dedicargli solo un documentario, un film e qualche clip in cui stupisce il mondo con le sue giocate da marziano in campo. Troppo semplice. Meglio affondare il colpo: “La vita oscura di Diego”. Che idiozia. Diego Armando Maradona era un artista. Un artista del pallone e come tutti gli artisti, in qualsiasi altro campo, aveva un lato negativo. Stiamo per elencarvi tutti i grandi del passato che hanno affrontato i loro demoni. Mantenetevi forte, potreste rimanere sconvolti.

PARIGI, FINE 800. Tra le stradine della meravigliosa capitale francese giravano numerosissimi artisti. Tra i più famosi della storia. Tutti, e sottolineiamo tutti, avevano un difficile rapporto con le droghe. Baudelaire prendeva hashish la mattina a digiuno sciolto nel caffè e Rimbaud e Verlaine si stordivano con la “Fata Verde”. Pittori come Modigliani, Sisley, Utrillo e anche Picasso, godevano di tutte le libertà che la vita bohemien consentiva loro. Van Gogh e Toulouse Lautrec annegavano le malattie in un mare di sostanze disparate fra cui il laudano che spopolava soprattutto fra le signore. Alexandre Dumas, amante dei derivati del papavero, aveva approntato una redazione di oppiomani coi quali scriveva feuilleton. Anche molti inglesi, che godevano dell’importazione diretta dall’India coloniale, avevano libero accesso all’oppio. Lord Byron e Shelley, due fra i tanti. Coleridge, o De Quincey che risollevò la sua disastrata condizione economica con i proventi di “Confessione di un giovane oppiomane”. Conan Doyle, spesso indugia sul vizietto di Sherlock Holmes che assume coca a fasi alterne… Il nostro vate, D’Annunzio, in confronto era un principiante, troppo erotomane per cedere ai neurodepressivi, magari un po’ di coca per rinvigorirsi, ma senza le vette di gioia e gli abissi di dolore che caratterizzarono i Francesi. La psicoanalisi nacque forse dal tentativo di Freud di liberarsi dalla dipendenza di cocaina, sintetizzata nel 1865 e molto diffusa fra i medici di area tedesca.Oltreoceano gli scrittori si davano perlopiù all’alcol. Hemingway, Fitzgerald, Poe e poi Capote, Bukowsky e Kerouac, solo pochi esempi fra coloro che all’inizio del’900 si sfasciavano di Bourbon.

IL XX SECOLO. Ma non solo la Parigi ottocentesca. Anche nel XX secolo, tanti artisti, in paticolare tra i musicisti, l’uso di sostanze proibite era all’ordine del giorno. Negli anni ’40 quasi tutti i jazzisti di colore, Charlie Parker, Mingus, John Coltrane facevano uso di eroina, forse per “combattere” quell’infinito razzismo nei loro confronti in quegli anni difficili. Altro esempio incredibile: la triste storia della signora del Jazz, Billy Holiday, vale per tutte; violentata adolescente, costretta ai lavori più umili, prostituta per necessità, riuscì a sfondare grazie alla sua voce meravigliosa che, resa roca dalla sostanza, raggiungeva vette altissime di pathos. Morì giovane di epatite fulminante.

Non si può parlare di tutti i musicisti, scrittori poeti e pittori che morirono di overdose o col fegato spappolato, non basterebbe un trattato; ma si possono dividere per esempio gli eroinomani dai consumatori di LSD. Tristi e introspettivi i primi, visionari i secondi. Due nomi: Janis Joplin, Jefferson Airplane., Federico Fellini dichiarava di aver inventato e disegnato alcuni dei suoi personaggi, sotto l’effetto di Acido Lisergico, bevuto in forma liquida, d’accordo col suo medico e amico. (Fonte dal web https://borderonline.it/2017/07/15/gli-artisti-e-la-droga-da-van-gogh-a-fellini-enrico-nascimbeni/ )

Dunque, siamo ancora convinti di dover attaccare oppure offendere la memoria di un genio del calcio come Diego? O dovremmo disertare anche tutte le mostre dei grandi artisti citati in precendeza? O non ascoltare più la grande musica del jazz del passato? Prima di giudicare la vita di un artista, poniamoci invece una domanda più utile: “Le loro dipendenze hanno impendito a noi di godere delle loro gesta?” La risposta è no. Siamo stati fortunati, noi intesi come genere umano, ad aver assistito ai colpi di pennello di Picasso o Van Gogh, così come siamo stati fortunati aver assistito alle magie di Diego. La loro vita privata era la loro. La loro vita pubblica sarà per sempre la nostra. Limitiamoci a giudicare e a godere di quest’ultima.

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