Distrutti 6km di costa in Penisola Sorrentina per pesca di datteri: 21 arresti, 113 indagati ed un ricercato

Maxi operazione della Guardia Costiera questa notte che, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Torre Annunziata ha proceduto all’arresto di 18 persone, delle quali 7 destinatarie della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere ed 11 poste agli arresti domiciliari, nonché ha sottoposto altre 2 persone alla misura coercitiva dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre una terza persona destinataria di tale obbligo di presentazione è attivamente ricercata, tutte gravemente indiziate dei reati di disastro ambientale, ricettazione ed associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di reati concernenti la pesca illegale dei datteri di mare. Dovranno rispondere di danneggiamento aggravato, distruzione di un habitat all’interno di un sito protetto, distruzione di bellezze naturali e commercio di sostanze alimentari nocive.

Le indagini, condotte dalla Guardia Costiera, anche mediante intercettazioni e interventi in mare, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno consentito di accertare l’esistenza di una vera e propria stabile organizzazione criminale, della quale facevano parte i 21 soggetti destinatari delle misure coercitive, operante dal luglio 2016 nei comuni di Castellammare di Stabia, Vico Equense, Piano di Sorrento, Meta di Sorrento, Sorrento, Massa Lubrense, dedita in maniera professionale e sistematica, con ripartizione di compiti e di ruoli e predisposizione di mezzi e di persone, alla raccolta e alla messa in commercio illegali sia dei datteri di mare (lithophaga – lithophaga), la raccolta, la detenzione, la vendita e il consumo dei quali sono vietati sin dal 1998, che delle vongole veraci di Rovigliano (venerupis decussata), contaminate batteriologicamente e chimicamente e quindi pericolose per la salute dei consumatori, in quanto raccolte in uno specchio di mare prospiciente la foce del fiume Sarno, catalogato come Zona Proibita a causa della presenza di sostanze altamente inquinanti tra cui idrocarburi e metalli pesanti, nella quale è vietata la raccolta e l’allevamento dei molluschi bivalvi.

Le indagini espletate hanno consentito di accertare e documentare, altresì, il disastro ambientale, cagionato, dal luglio 2016 al novembre 2020, dall’azione degli attuali indagati mediante la sistematica distruzione di rocce e scogli da cui estrarre i datteri di mare, frantumando meccanicamente, con martelli a doppia punta, le formazioni calcaree in cui sono alloggiati i datteri di mare nei seguenti tratti costieri della Penisola Sorrentina, per un tratto costiero complessivo di 6.630 metri lineari: Capo di Sorrento – Bagni Regina Tonnarella, Banco di Santa Croce, località Alimuri ex “mostro” Meta di Sorrento, Punta Scutolo – Vico Equense, Punta Campanella – Località Fossa Papa Massa Lubrense, Località La Solara – Sorrento, Località Le Mortelle – Punta Montalto Massa Lubrense, Scoglio Isca – Massa Lubrense, Scoglio Penna – Massa Lubrense, Marina di Puolo Sorrento – Massa Lubrense, Punta Sant’Elia – Massa Lubrense, Scoglio Vervece – Massa Lubrense.

Il disastro ambientale accertato è rappresentato:
– dalla distruzione completa della comunità di organismi “bentonici” che insistevano sullo strato superficiale delle rocce, fino a 10/15 mt di profondità, con conseguente “disequilibrio ambientale” che ha portano ad “alterazioni irreversibili dell’ecosistema marino” con la completa desertificazione di aree ad elevata biodiversità e la “perdita di importanti servizi eco-sistemici”;
– dall’alterazione irreversibile del sistema costiero, derivante dalla perdita irreversibile del “bene geologico”, identificato nelle formazioni di roccia carbonitica di particolare pregio naturalistico – geologico, derivanti da attività di organismi come coralli e lamellibranchi presenti sotto forma di resti fossilizzati all’interno della massa rocciosa in un intervallo temporale di circa 150 milioni di anni provocando un “danno permanente” dovuto non solo all’escavazione ed all’asportazione definitiva di interi pezzi di roccia frammentata dal fondale ma anche alla morte di milioni di organismi e micro-organismi che vivono sulla roccia stessa, in conseguenza di una situazione complessiva di “degrado” degli “ecosistemi marino-costieri” i quali conseguenzialmente ed inevitabilmente vengono resi molto più fragili e meno resistenti agli “stress ambientali”, verificantisi lungo la fascia costiera;

– dall’alterazione irreversibile dei rilievi sommersi e dalla conseguente modifica ed alterazione della direzione, del tipo di flusso e dell’energia delle correnti locali che si originano dall’interazione con la circolazione superficiale, con conseguenze sul transito sedimentario e sui processi di erosione e sedimentazione che agiscono sul fondo del mare, cagionando comunque delle alterazioni dell’equilibrio dell’ecosistema marino e costiero la cui eliminazione risulta notevolmente complessa da un punto di vista tecnico e particolarmente onerosa in termini economici.

I numeri dell’inchiesta:
– 113 indagati;
– 245 capi di imputazione;
– oltre tre anni di indagini;
– oltre 150 attività di riscontro sul campo;
– 123 episodi di ricettazione di datteri di mare accertati;
– oltre 2 tonnellate e mezzo (2.508,9 kg.) di datteri sequestrati nel corso delle indagini;
– oltre 675 kg. di vongole veraci di Rovigliano sequestrate nel corso delle indagini;
– oltre 6 chilometri costa (6.630 metri lineari) devastati dall’azione dei datterari;
– un giro d’affari stimato in oltre 100 mila euro al mese.

 

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