Donne e ludopatie, un binomio poco esplorato

Quando si pensa al classico identikit del giocatore medio si pensa quasi sempre a un uomo, magari sulla cinquantina, proveniente dalle regioni del centro sud d’Italia. Niente di più falso, solo un altro tra i tanti stereotipi che circolano sul mondo del gioco d’azzardo. Un luogo comune che rischia di far perdere di vista alcuni problemi di primaria importanza come quello del rapporto tra le donne e la ludopatia, un binomio poco esplorato proprio in virtù di continue generalizzazioni.

Si pensa infatti che le donne siano immuni da certe dipendenze, che siano lontane dal gioco d’azzardo, che non siano minimamente interessate a certe piattaforme. Invece gli ultimi dati mostrano una decisa inversione di tendenza per quanto riguarda l’accesso al gioco da parte delle quote rosa, che si avvicinano al mondo del casinò online soprattutto per passatempo, per divertimento o come hobby. “In altre parole potremo dire che le donne, rispetto agli uomini, iniziano a giocare più tardi per stress, insoddisfazione, depressione, ma sono più disposte a farsi curare e si accorgono prima del problema. Sicuramente si lasciano attrarre molto meno dall’illegalità“, ha spiegato Giovanni Serpelloni, membro del Neuroscience Research Group on Pathological Gambling, in una recente indagine sul gioco patologico.

A gettare un nuovo fascio di luce sul rapporto tra donne e gioco è Florinda Maione, psicoterapeuta e psicologa attiva nella Società Italiana di Intervento sulle patologie compulsive. Queste le sue parole: “Le donne risultano attratte dal gioco per fuggire dai loro problemi personali e familiari quasi come se il gioco prescelto assolvesse alla funzione primaria di anestetico del dolore. A conferma di ciò si rileva che le donne privilegiano giochi non strategici in cui è minore la competizione (slot, videolottery, Lotto, Gratta e vinci)“.

Per questo è fondamentale incentivare gli sforzi nel contrasto al GAP. In questo senso sono da leggere le ricerche della Betting & Gaming Council che ha deciso di mettere in pratica la strategia della Single Customer View per studiare il comportamento dei giocatori online. “Abbiamo accolto con favore l’impegno iniziale che abbiamo ricevuto dalle società di gioco d’azzardo e dal loro ente commerciale per sviluppare e provare una soluzione. Tuttavia, abbiamo anche riconosciuto le domande che esistevano su come raggiungere questo obiettivo in modo conforme alla legge sulla protezione dei dati“, ha dichiarato il direttore esecutivo della Gambling Commission Tim Miller.

Un problema che riguarda tutti, donne e non solo: secondo il report della Young People and Gambling il gioco cresce anche tra i più giovani, specie tra i ragazzi tra 11 e 16 anni. Un rischio che deve essere al più presto scongiurato.