Bozza dpcm: ai sindaci la possibilità di chiudere, a scuola anche di pomeriggio e palestre aperte. Ai tavoli non più di sei

In serata il nuovo decreto sarà illustrato dal premier . Ancora in bilico la questione relativa alle palestre

Ancora un confronto tra il governo, le regioni e il Comitato tecnico scientifico prima dell’illustrazione del nuovo Dpcm da parte del premier Conte. Diverse richieste delle regioni, come la possibilità  che i ristoranti restino aperti fino alle 24 (ipotesi al massimo sei persone a tavola), prevedendo il divieto di asporto dopo le 18 e maggiori controlli anti-movida, e lo stop alle fiere sono state accolte. Era stato lo stesso ministro per gli Affari regionali, Boccia, a definirle di buon senso. Ma sull’eventualità di lasciare aperte le palestre e di una maggiore stretta sullo sport si sono registate delle divergenze nel vertice tenutosi a palazzo Chigi, alla presenza dei capi delegazione della maggioranza. Così come sul capitolo scuola, con le regioni che hanno chiesto di forzare il principio dell’autonomia scolastica per prevedere un maggiore scaglionamento degli ingressi degli studenti (richiesta arrivata anche dal comitato tecnico scientifico) mentre il ministro dell’Istruzione, Azzolina, ha difeso la didattica in presenza. Il vertice tra il premier Conte, i capi delegazione e i ministri Boccia e Speranza, è terminato dopo circa tre ore. Il confronto c’è stato soprattutto sulla possibilità  di inserire già nel decreto la possibilità di prevedere ingressi scaglionati nelle scuole.

Su questa linea si sarebbe attestata soprattutto la delegazione del Pd ma la ministra Azzolina avrebbe in un primo momento mantenuto il punto, sostenendo il principio dell’autonomia e sottolineando la mancanza del personale. Il premier Conte avrebbe difeso la linea della ministra ma allo stesso tempo sottolineato la necessità di prevedere una maggiore possibilità della didattica a distanza e di ingressi differenziati. Confermata la possibilità che i sindaci possano adottare misure più restrittive sugli assembramenti dopo le ore 21. Tra poco sarà il presidente del Consiglio, dopo il confronto con le regioni, gli enti locali e soprattutto il Cts (per la parte riguardante le palestre e le piscina, con il ministro Bellanova che avrebbe ribadito la sua contrarietà alla chiusura), a definire il quadro delle misure anti-Covid.

FIERE E CONGRESSI. “Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che sia assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico, ad accezione di quelle di rilevanza nazionale, si svolgono senza la presenza di pubblico; nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni di interesse pubblico; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza”. E’ quanto prevede una bozza del nuovo dpcm sulle misure anticovid che è al vaglio delle regioni.
ZONE ROSSE. Saranno i sindaci, secondo sempre quanto emerge dal testo, a chiudere dopo le 21 strade, piazze e centri urbani qualora si creino assembramenti. “I sindaci dispongono – si legge nel testo – la chiusura al pubblico, dopo le ore 21, di vie o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, fatta salva la possibilità di accesso e deflusso agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”.
SCUOLA. Per quando riguarda la scuola invece si chiede di modulare “ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9”.
RISTORAZIONE e BAR.  Le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5,00 sino alle ore 24,00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze”.


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